Google : abbiamo l‘ambizione di organizzare tutta l’informazione del mondo, non solo una parte

Intervista a Larry Page
Una conversazione con Alain Beuve-Mery, Cécile Ducourtieux, Nathaniel Herzberg, Damien Leloup et Sylvie Kauffmann, Le Monde, 21 - 05 - 10

Google

 

Informatico geniale, miliardario e discreto.

Larry Page, 37 anni, al 24-esimo posto nella classifica stilata da Fortune degli uomini più ricchi del mondo, ha un patrimonio di 17,5 miliardi di dollari. Si è presentato all’intervista, t-shirt, con lattina e cannuccia di Coca Cola in mano. Discreto, timido anche secondo chi lo conosce bene, rilascia raramente interviste, ma ha la fama di essere “facilmente avvicinabile e sempre presente in azienda, nella sede di Mountain View in California”
Questo autentico “geek” [innamorato delle nuove tecnologie], originario del Michigan, è stato iniziato al computer dalla scuola elementare, incoraggiato da genitori informatici. Il padre è Carl Victor Page, docente di Informatica presso la Michigan State University. All’Università di Stanford, in California, incontrò Sergey Brin, uno studente brillante con il quale fondò Google, nel 1998.

Google
Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google. Ricchi e felici.

I due hanno inventato “PageRank”, un algoritmo che classifica le informazioni on line, secondo la loro importanza. E con questo hanno imposto un motore di ricerca che ha avuo, subito un grande successo, nel momento in cui i giganti del settore, Altavista, Excite o Lycos trascuravano le possibilità di questo strumento. In questa situazione, grazie a Eric Schmidt, Presidente del Consiglio di Amministrazione, reclutato nel 2001, il gruppo trova un appropriato modello economico e accumula grandi guadagni. I suoi servizi sono gratuiti. ma Google guadagna vendendo pubblicità on line. Nel 2009, ha chiuso con un bilancio di 23,6 miliardi di dollari e un utile di 6,5 miliardi.

Google ha lanciato, giovedì 20 maggio, un sistema di connessione del televisore con il Web, in accordo con Intel, Sony e Logitech. Qual è lo scopo?
La gente non si collega ancora al web dal proprio televisore. Internet non era nato per questo, ma sarebbe meglio che YouTube [di proprietà del gruppo] sia accessibile dal televisore, sul quale sia possibile consultare anche le proprie e-mail. Tutti hanno un grande schermo, che hanno pagato caro, che occupa spazio, e tutti vorrebbero che sapesse fare più cose possibili!

Alla fine degli anni 90, Google non era che un motore di ricerca. L’azienda propone oggi tanti altri servizi. Avete messo in commercio addirittura un telefono. Perché diversificarsi così tanto?
E’ molto semplice: vogliamo guadagnare ancora di più! Con il nostro motore di ricerca, siamo riusciti a creare l’equivalente dello spazzolino da denti, uno strumento che ha un posto importante nella nostra vita. Stessa cosa con GMail, per la posta. Tutti i prodotti che lanciamo dovrebbero essere di questo tipo. Questo è il nostro ragionamento: di che cosa ha veramente bisogno la gente, cos’è che ha valore per una persona? Nient’altro: quando un’azienda cresce,  sovente non cerca di cambiare mestiere e impiega migliaia di persone a fare le stesse cose. Questo non è per forza redditizio.

I video di YouTube sono molto popolari. Ma non avete ancora trovato il giusto modello economico.
I giornalisti sono un po’ rigidi. YouTube ha appena festeggiato i suoi cinque anni. Cinque anni dalla sua nascita, ed ha un giro d’affari simile a quello di Google. Dobbiamo rimettere le cose a posto. Noi vogliamo attirare sulla piattaforma dei contenuti originali, di qualità, possibilmente professionali, per i quali gli autori possano essere retribuiti [tramite un accordo sulle entrate pubblicitarie], per i quali YouTube possa diventare la prima fonte di guadagno. Non ci siamo ancora, ma non mi preoccupo.

YouTube sarà in attivo quest’anno?
Non possiamo diffondere informazioni al riguardo. Ma non ne sarei sorpreso.

Perché l’azienda non rinuncia a vendere direttamente il proprio telefono, Nexus One?
L’équipe di Android che ha studiato le possibilità di Nexus One, ha sotto stimato la quantità di lavoro rappresentato dalla vendita diretta del prodotto. Non aveva a disposizione i sistemi di fatturazione degli operatori delle telecomunicazioni, né delle loro offerte promozionali. Nonostante questo, il sistema adottato da Android è un successo: in aprile, negli Stati Uniti, sono stati venduti più telefoni con questo sistema che iPhone.

Google Docs [il programma di burotica gratuito per un navigatore web] dovrebbe aver procurato molti danni a uno dei prodotti di punta della Microsoft, Office, ma non ha avuto un grande successo. Come mai?
Sono abbastanza soddisfatto di questo prodotto. Il nostro obiettivo non era quello di uccidere Office di Microsoft, ma di proporre l’80% delle necessità di base degli utenti, con un prodotto più rapido e più semplice. Esattamente all’opposto della strategia di Microsoft, che passa il suo tempo ad aggiungere nuove funzioni all’Office, funzioni però che vengono utilizzate da pochissime persone. Noi abbiamo un grande successo nelle imprese, e praticamente il 100% dei dipendenti di Google utilizzano Google Docs per il loro lavoro. Certo c’è ancora una cinquantina di nostri dipendenti che hanno bisogno di tutte le funzioni possibili di Excel, della Microsoft. Non credo che riuscirò a convincerli, ma questo non è neanche il mio scopo.

Non pensate che Chrome OS, il vostro sistema per PC, arrivi troppo tardi sul mercato? I costruttori annunciano infatti sempre più terminali equipaggiati con Android: sistemi in uso sulle vetture, ecc.
Ci siamo posti molti problemi al nostro interno. Personalmente ritengo che i due sistemi Chrome OS e Android siano destinati a usi e terminali diversi. Android è stato studiato per telefoni tattili, che consumano poca energia. Mentre i vincoli materiali di un computer sono diversi, e Chrome OS in questo caso è più adatto. Voi avete macchine dotate di un processore per telefono, che consuma relativamente poca energia, e che può funzionare sotto Android o altri, con un processore da PC, che avrebbero bisogno di Chrome OS, ottimizzato per questo tipo di macchina. Noi vorremmo fonderli insieme, in modo che  un sistema qualsiasi potesse funzionare su qualsiasi macchina, ma non siamo ancora arrivati a tanto.

Alcuni dei vostri concorrenti stanno lanciando dei tablet PC. Cosa pensate di questo nuovo mercato?
Per me, a questo punto, questi tablet non sono altro che grossi telefoni. Hanno lo stesso tipi di processore, di interfaccia tattile. Ma penso che assisteremo alla comparsa di una gran quantità di terminali diversi, molti dei quali funzioneranno con Android, con schermi di tutte le dimensioni.

Voi non avete un social network simile a Facebook. Non è un handicap?
E’ una cosa sulla quale stiamo riflettendo. La nostra rete Orkut e molto popolare in Brasile, ma non altrove. Una friflessione, quando vi iscrivete a Facebook, vi viene proposto immediatamente di trasferirvi con i vostri contatti GMail. Al contrario Facebook non autorizza l’esportazione di membri di Facebook in GMail. Al contrario di noi, Facebook non è veramente un sistema aperto.

Il vostro successo si fonda su un rapporto di fiducia con il consumatore. La storia “Google Street View” non ha distrutto questa fiducia?
Abbiamo commesso un errore, abbiamo raccolto dati che non ci interessava raccogliere. Vogliamo collaborare nel modo migliore con le autorità per apportare le correzioni necessarie. Penso comunque che siamo stati molto onesti: abbiamo segnalato il nostro errore appena lo abbiamo scoperto. Non sono sicuro che molte altre imprese si sarebbero comportate allo stesso modo. La lezione che ne dobbiamo ricavare è che dobbiamo rimanere discreti e migliorare i nostri procedimenti.

Voi immagazzinate un numero enorme di dati sui vostri server. Ma è veramente necessario?

La maggior parte di questi dati sono pagine web, parole chiave, indirizzi IP [per identificare un computer]. Ma voi non venite identificati: abbiamo pochissime informazioni personali, al contrario delle società delle carte di credito. Perché il motore funzioni, per migliorare la qualità delle risposte alle richieste, noi abbiamo bisogno di tutte quelle informazioni. Abbiamo l’ambizione di organizzare tutta l’informazione del mondo, non soltanto una parte. Nonostante tutto però, sono preoccupato per quanto qualcuno può pensare, ossia che conservare così tante informazioni non è corretto. Noi proponiamo degli strumenti perché  gli internauti possano vedere e controllare l’uso che stiamo facendo dei loro dati [servizio “dashboard].

Qual è la vostra opinione sulla protezione dei dati privati?
Nelle società più evolute, le persone comunicano sempre più on line. Le frontiere della vita privata si sono mosse. Per noi, a volte, è un po’ complicato. C’è molta attenzione, come sapete, sulla durata di conservazione dei dati di connessione. A fianco di questo, le persone mettono sempre più dati personali on line: fotografie di loro ubriachi, ecc. Conservare i dati può avere un grande valore; pensate ad esempio al servizio di monitoraggio dell’influenza, che abbiamo messo on line qualche mese fa. Abbiamo fatto risparmiare molto denaro alle aziende americane, grazie ai dati di connessione degli internauti.

In Francia, dove siete stati condannati per non aver rispettato i diritti d’autore, c’è un progetto per tassare la pubblicità su Internet… Come reagite a tutto questo ?

E’ una delle ragioni per cui sono venuto a Parigi. Nel campo dell’editoria, mettere la nostra tecnologia al servizio della cultura, è per noi di grande stimolo. Quando ero studente a Stanford, un’inondazione distrusse 50.000 o 100.000 libri in modo irrecuperabile. Se soltanto li avessimo digitalizzati... Il nostro progetto è semplice: vogliamo realizzare degli accordi [con le biblioteche], selezionare delle opere di dominio pubblico e digitalizzarle a nostre spese. Ma su questo progetto si sono inserite polemiche sui diritti d’autore.

Sono legittime queste polemiche oppure ostacolano l’innovazione?
Evidentemente il diritto d’autore è importante. Ed evidentemente, pone dei problemi. Prendiamo le riviste: per metterle on line, dovete fare i conti con i diritti sulle immagini di cui ignorate gli autori, gli aventi diritto, ecc. Se noi potessimo riscrivere la legge, la faremmo molto diversa. Vorremo trovare un modo accettabile per rintracciare gli aventi diritto, di retribuirli, di concedere l’accesso alle opere. Trovare la soluzione perfetta richiederà molto tempo. Finché non esiste questa soluzione, vorrei trovare un compromesso accettabile. Altrimenti c’è il rischio che delle opere scompaiano per sempre.

Cosa vi aspettate dalla decisione della giustizia americana che deve pronunciarsi sulla vostra proposta di accordo con gli editori americani [per ricompensare le loro opere digitalizzate]?
Speriamo di ottenere una risposta molto rapida e speriamo che voglia riconoscere il beneficio di questo accordo per tutto il mondo. Riteniamo che il nostro accordo sia corretto per le diverse parti riunite attorno al tavolo della trattativa: gli aventi – diritto, gli autori e gli editori.

Ancora poco tempo fa Google suscitava simpatia. Oggi invece, siete visti come una minaccia. Ve ne rendete conto?
Sì, ne siamo coscienti e se voi avete delle proposte da fare per risolvere il problema, ditecelo senza esitazioni. Riteniamo che dovremmo essere più presenti in Francia, partecipare di più. Ci siamo ingranditi, ci chiedono denaro, e parlano continuamente di noi. Giochiamo un ruolo sempre più importante nella vita delle persone, e questo suscita molti interrogativi, è normale. Ma se noi continueremo a fare del nostro meglio, supereremo queste difficoltà. Questo dipende dal modo con cui ogni individuo potrà controllare i nostri servizi on line. E’ inoltre un problema di prodotti. E per questo siamo sicuri di poter fare meglio.

Siete soddisfatti del livello di innovazione dell’Occidente? Non pensate che possa essere stato colpito dalla crisi?
Io posso constatare che il livello di innovazione nella nostra industria è decisamente aumentato. Lo potete constatare quando volete acquistare una start-up: il suo prezzo è aumentato di tre volte. Anche le società più giovani sono diventate considerevolmente più care. E questo perché la tecnologia è più efficiente e offre alla gente molte opportunità in più di guadagno. Gli investitori lo hanno capito ed è per questo che il valore delle società è talmente cresciuto. La crisi non ha colpito questa tendenza. Quello che mi preoccupa di più, però, è il fatto che noi non valorizziamo, come dovremmo, le carriere degli ingegneri e degli informatici. La percentuale dei giovani che abbracciano questo tipo di carriera diminuisce, non ci sono molte donne impegnate in questa direzione.

Qual è la prima sfida che dovete affrontare oggi, come Google?
La mia sfida non è cambiata in questi ultimi anni, si tratta di affiancare la crescita della società, di fare in modo che continui a funzionare nel migliore dei modi, che noi continuiamo ad essere ben organizzati e che i dipendenti restino motivati. E continuare a crescere: a livello mondiale, nel trimestre precedente [primo trimestre 2010] abbiamo assunto circa 800 persone. Google conta oggi più di 20.000 dipendenti.

Google
GooglePlex, la sede centrale di Google, a Mountain View, in California. E’ organizzata come un campus universitario, con ampi spazi verdi, piscine e campi di  beach volley. In questo ambiente confortevole, lavorano 4 mila persone, duramente impegnate nello sviluppo dei vari programmi o alla ricerca di nuove idee.