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Le nuove tecnologie
dell’informazione e della comunicazione. Aspetti problematici
e prospettive.
Intervento di Federico Peiretti
al Convegno
IL DIRITTO ALL’APPRENDIMENTO NELLA
SCUOLA CHE CAMBIA
organizzato dalla FNISM,
Federazione Nazionale Insegnanti in collaborazione con Progetto
Polymath e Liceo Classico Alfieri –
16 ottobre 2003.
Se non fosse per la biro che ha sostituito penna e calamaio, le nostre
aule sarebbero esattamente uguali a quelle dell’Ottocento. Gesso
e lavagna, banchi e cattedra, e un insegnante che dispensa il suo sapere.
I computer ci sono, molti, ma sistemati nel “Laboratorio Informatico”,
ben lontani dalle aule in cui gli insegnanti tengono regolarmente le
loro lezioni, in un’aula blindata, al sicuro dai ladri che periodicamente
visitano le scuole, proprio alla ricerca dei computer. E per la classe,
la lezione nel “Laboratorio Informatico” diventa un evento
straordinario, al di fuori del normale percorso didattico.
La situazione sull’introduzione delle nuove tecnologie nella scuola
è scoraggiante, non diciamo disastrosa per carità di patria.
La conferma viene dai dati più recenti, sicuramente attendibili,
perché forniti dall’AIE, l’Associazione Italiana
Editori. Sono il risultato di un’indagine, svolta in collaborazione
con l’Istituto milanese IARD, Franco Brambilla, nel 2003 con una
verifica nel 2004 che ha praticamente confermato la situazione dell’anno
scorso.
Gli insegnanti italiani che sanno usare il PC sono l’84% e il
73% è in grado di navigare in Internet. Dati confortanti in apparenza,
ma queste conoscenze non vengono utilizzate in classe. Infatti solo
il 37% usa il PC per preparare le lezioni e soltanto uno su cinque,
il 20%, lo utilizza in classe con gli studenti. Gli insegnanti usano
il PC, a casa, per approfondire argomenti della disciplina insegnata,
il 32%, per visitare siti dedicati alla scuola, il 26%, per preparare
test di verifica, il 14%. Internet viene ancora visto dagli insegnanti
semplicemente come una grande “biblioteca” di consultazione
e non come strumento di rinnovamento della propria didattica.
Il computer potrebbe invece accrescere enormemente le possibilità
dell’apprendimento attraverso l’esperienza, perché
può simulare la realtà, cioè riprodurla in un artefatto
tecnologico senza usare il linguaggio. Una simulazione non sarà
mai esattamente uguale alla realtà ma può possederne le
caratteristiche essenziali che sono comunque sufficienti per apprendere,
osservando e interagendo con la simulazione.
Naturalmente è necessaria una conoscenza critica delle nuove
tecnologie a proposito delle quali Jeremy Rifkin afferma:
"Bisogna utilizzare la tecnologia
nel modo giusto. Il computer non può diventare un sostituto
delle nostre vite. E' necessario conservare la propria cultura. Ed
anche qui è necessario fare un esempio e parlare di educazione
e di didattica. Il mondo che il computer offre a un bambino è
piuttosto ristretto, è una semplice simulazione della realtà.
Secondo recenti studi è stato dimostrato che un bambino sperimenta
sul campo quello che studia. Su Internet può trovare dati,
ma per assorbirli deve vivere un'esperienza concreta. Il computer
ci dà qualche cosa in più, non può essere un
sostituto della vita reale".
Si tenga comunque presente che l’apprendimento
avviene nelle nostre scuole al 90% attraverso le parole e al 10%, forse
meno, attraverso l’esperienza, mentre si dovrebbe arrivare a percentuali
del 50% e 50%. La parola non è sufficiente, tanto più
in una società multimediale. Come già predicava Lao Tse
il vero insegnamento è senza parole, perché “le
troppe parole si esauriscono presto e il saggio pratica l’insegnamento
senza parlare, lasciando sviluppare gli esseri senza ostacolarli.
Alla luce dei dati forniti dall’AIE risulta che lo studente non
ha molte occasioni di incontrare le nuove tecnologie in classe, con
l’insegnante che si limita sovente a una videocassetta, una volta
al mese e all’uso della videoscrittura. E’ a casa che lo
studente inizia a conoscere i nuovi strumenti, dalla navigazione in
Internet alla consultazione dei CD, al dialogo con altri studenti, dalla
realizzazione di pagine web all’apprendimento delle prime nozioni
tecniche del PC.
Le conseguenze di questa situazione sono pesanti, come osserva Seymour
Papert:
“Poiché l'evoluzione della
scuola sta avvenendo molto più lentamente dell'evoluzione sociale,
un numero crescente di studenti in tutto il mondo considera l’esperienza
scolastica sempre meno fondamentale per la propria vita. Molti l'abbandonano.
E molti l'abbandonano mentalmente, uscendo dalla scuola con scarse
abilità e con una visione negativa di se stessi e della società
in cui stanno per entrare".
La scuola è diventato l’ambiente
più conservatore. Invasa dai nuovi strumenti, relegati, come
abbiamo detto, in stanze lontane dalle aule scolastiche, continua a
lavorare secondo i programmi più tradizionali. Sembra non rendersi
conto della rivoluzione in atto, più radicale probabilmente di
quella dell’invenzione della stampa. Fuori della scuola, in ogni
settore avvengono profonde trasformazioni, lo studente si troverà
in ambienti di lavoro dominati dal computer, ma non tutti saranno preparati
ai nuovi cambiamenti. Alvin Toffler scrive in proposito:
Non penso si possano capire i cambiamenti
di oggi senza rendersi conto della loro natura rivoluzionaria. Abbiamo
compiuto una scelta cosciente in questo senso e diciamo che il nostro
lavoro nasce da una premessa rivoluzionaria, che ciò che avviene
oggi è in effetti un cambiamento di fase, una trasformazione
fondamentale di qualche tipo. Diciamo che stiamo passando da una economia
della forza bruta a un’economia della forza intellettuale, ed
è chiaro che competenze e conoscenza stanno diventando la risorsa
centrale per l’attività economica. Se avessi studiato
economia mi avrebbero insegnato che i fattori della produzione sono
la terra, il lavoro e il capitale. La “conoscenza” non
compare in questo elenco. Oggi la conoscenza non solo deve essere
inclusa nell’elenco, ma addirittura domina gli altri fattori.
Avere la conoscenza giusta al posto giusto e al momento giusto significa
meno fatica, meno energia, meno capitali, meno materie prime e meno
tempo.
Sempre Alvin Toffler ha indicato la nuova
situazione come la Terza Ondata, dopo quella della caccia e dell’agricoltura
prima e quella dell’industrializzazione poi. Una Terza Ondata
nata con la cibernetica degli anni Sessanta e che ci trova impreparati:
se quantifichiamo le tre ondate in cui Toffler ha diviso la storia dell’uomo,
emerge lo squilibrio temporale di ciascuna di esse, la prima occupa
il 99,8% della storia dell’uomo, la seconda lo 0, 19%, infine
la terza, quella che stiamo vivendo, appena lo 0,01%.
La didattica, ne siamo tutti consapevoli, deve cambiare e l’insegnante
deve acquisire, con i suoi studenti, nuove competenze. Scrive Umberto
Eco:
“E’ necessaria una nuova competenza
critica, si deve conoscere l’arte del saper selezionare le informazioni
è necessario un nuovo tipo di didattica e di metodo educativo
[…] Sul web viaggiano una miriade di informazioni, può
capitare però che l’eccesso di informazione generi disorientamento:
se mando uno studente in biblioteca a fare una ricerca torna magari
con tre libri, se clicca su Internet alla stessa voce ne trova 10.000.
Le persone dovranno sviluppare una specie di fiuto, maturare la capacità
di accorgersi del contenuto sin dalla copertina. Ma non è facile.
C'è il rischio che una intera generazione, come minimo, sprechi
il suo tempo. Questo è il vero problema della Rete e io non
so proprio come risolverlo”.
Ovviamente l’insegnante non è
più l’unica fonte di sapere per gli studenti. Deve scendere
alla cattedra e confrontarsi con loro alla ricerca di un nuovo tipo
di conoscenza: gli studenti hanno bisogno della conoscenza che li possa
aiutare ad ottenere più conoscenza. Seymour Papert afferma:
“Io penso che la scuola si fondi
sul modello di una linea di produzione in cui si mettono delle conoscenze
nella testa delle persone. Si comincia con la prima fase e poi si
passa alla seconda fase e si distribuisce un poco di conoscenza alla
volta. Adesso i ragazzi non hanno più bisogno di acquisire
nozioni in questo modo, e con la moderna tecnologia dell'informazione
possono imparare molto di più facendo ricerca da soli, scoprendo
da soli. Il ruolo dell'insegnante non è quello di fornire tutte
le parti della conoscenza ma di fare da guida, di gestire le situazioni
molto difficili, di stimolare il ragazzo, forse, di dare consigli”.
Sono osservazioni ribadite anche da Umberto
Eco:
Gli uomini d'oggi non si attendono ma
pretendono tutto dalla tecnologia e non distinguono tra tecnologia
distruttiva e tecnologia produttiva. Il bambino che gioca a Star
Wars col computer, usa il telefonino come un'appendice naturale
delle trombe d'Eustachio o lancia i suoi chat via Internet
vive nella tecnologia e non concepisce possa essere esistito un mondo
diverso, un mondo senza computer e persino senza telefoni.
Partendo dalle considerazioni fornite dalle
commissioni ministeriali che cercano di interpretare le nuove esigenze,
possiamo arrivare allo schema seguente che, pur con molti limiti, cerca
di chiarire le prospettive di lavoro dell’insegnante..
Le nuove tecnologie per :
- un ambiente di simulazione per
ogni tipo di sistema naturale o artificiale
- motori di ricerca per ricuperare informazioni
- uno strumento per la manipolazione simbolica
e la rappresentazione grafica di funzioni e l’uso di altri elementi
matematici
- la raccolta e l’analisi di dati
- la videoscrittura
- un ambiente di lavoro per il problem
solving
- dimostrazioni ed esposizioni interattive
- facilitare i lavori di gruppo
- uso del foglio elettronico
- banco di lavoro per opere musicali e
artistiche in generale
- un ambiente per l’acquisizione
dei principi della programmazione
- una enciclopedia ipertestuale interattiva
- uno strumento di comunicazione con insegnanti,
genitori, rappresentanti della comunità, esperti e altri studenti
sia a livello locale che a grande distanza.
A questo punto riportiamo alcuni elementi
della nostra esperienza personale, riguardanti l’insegnamento
della Matematica e della Fisica in un Liceo Classico. E’ un’esperienza
che procede per “approssimazioni successive”, seguendo l’evoluzione
dell’ICT, le esigenze e le reazioni degli studenti ad ogni proposta.
Non parliamo dell’introduzione dell’Informatica in classe
come disciplina a parte, che riteniamo indispensabile, ma che richiederebbe
un altro dibattito ancora più ampio di quello al quale stiamo
partecipando in questo momento.
I primi vantaggi nell’uso dei nuovi strumenti sono arrivati con
le prime calcolatrici programmabili che hanno alleviato il peso del
calcolo, non solo, perché la possibilità di primi rudimentali
programmi consentiva una prima concreta analisi degli algoritmi. Successivamente
computer sempre più potenti e i nuovi programmi matematici quali,
ad esempio, Derive, Cabri o QuickMath, quest’ultimo gratuito e
disponibile in rete, hanno favorito un progresso notevole della didattica,
consentendo un’analisi dei diversi percorsi matematici molto più
approfondita. A fianco di questi nuovi strumenti sono arrivati in rete
siti didattici di altissimo livello, primi fra tutti NRICH, il sito
curato dall'Università di Cambridge, con gli interventi più
qualificati, giochi e problemi e un ampio dibattito che ha coinvolto
tutte le scuole europee, e con il MathForum, un sito esemplare, di riferimento
per tutti gli insegnanti americani, con lezioni a tutti i livelli, dibattiti,
articoli e relazioni, i problemi della settimana, newsgroup e rubriche
varie. Tutto questo a favorito un rapporto più accattivante degli
studenti con il discorso scientifico scolastico, migliorando il loro
profitto e la qualità delle lezioni.
Ma i primi veri cambiamenti si sono realizzati con un uso più
creativo dei nuovi strumenti. Con le slide di Power Point, gli studenti
hanno raggiunto nella presentazione delle loro ricerche un livello più
professionale e moderno. L’uso della posta elettronica ha permesso
un dialogo tra gli studenti e l’insegnante molto più ricco
e produttivo, con uno scambio continuo di informazioni, non esclusivamente
di carattere matematico. Alcune classi hanno già creato la loro
chat, che ha avuto come risultato una migliore coesione e collaborazione
all’interno della classe stessa. Alcuni studenti infine hanno
creato la loro home page consentendo in questo modo un dialogo con altri
studenti e impegnandoli in un lavoro di comunicazione di grande valore.
Ci rendiamo naturalmente conto che questa esperienza ha dei grandi limiti,
ma ci ha già dato grandi soddisfazioni. Se ne abbiamo accennato
è soltanto perché sentiamo la necessità di una
critica e di un confronto con gli altri insegnanti.
Federico Peiretti
ICT in rete
Il progetto didattico del Politecnico di
Torino per le scuole superiori, con esempi di lezioni e di percorsi
didattici, riflessioni e dibattiti sulla matematica e l’ICT:
http://www2.polito.it/didattica/polymath/
Il sito del progetto didattico dell’Università
di Cambridge:
http://www.nrich.maths.org.uk/
Il sito del MathForum:
http://forum.swarthmore.edu/
Il rapporto dell’AIE su PC e scuola:
http://www.aie.it/Allegati/Mercato/Didattica%20e%20tecnologie.pdf
Aggiornamento 2004:
http://www.aie.it/mercati/visualizza.asp?ID=47
La pagina del ministero dedicata all’Innovazione
Tecnologica:
http://www.istruzione.it/innovazione/index.shtml
La pagina della Commissione Europea per
l’Information Society:
http://europa.eu.int/comm/dgs/information_society/index_en.htm
Il libro bianco delle Telecomunicazioni,
pubblicato dal Ministero per le Comunicazioni:
http://www.istruzione.it/innovazione/didattica/libro_bianco.shtml
Un intervento di Giuseppe Caravita sulla
nuova conoscenza:
http://www.pol-it.org/ital/terzo_stato/capitolo1.pdf
Lo strumento più utile, e gratuito,
per la lezione di matematica e il lavoro dello studente:
http://www.quickmath.com/
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