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Parla codice Navajo e la seconda Guerra Mondiale di Federico Peiretti
La scorsa estate è arrivato sugli
schermi di molte sale cinematografiche italiane un film, Windtalker,
diretto dal regista cinese Yusen Wu, nome d'arte John Woo, autore di
alcuni film di mestiere come Missione impossibile 2 o Face/Off,
due facce di un assassino.
Tra le varie tribù indiane vennero scelti i Navajo perché la loro lingua appartiene a una famiglia linguistica priva di legami con qualsiasi idioma asiatico o europeo, inoltre risultava l'unica tribù che non fosse stata visitata da studiosi tedeschi negli ultimi vent'anni. I primi tentativi di trasmissione dei messaggi furono molto incoraggianti. A un navajo vennero dati alcuni messaggi in inglese che egli tradusse in navajo e comunicò via radio a un suo compagno. Quest'ultimo li ritradusse in inglese e i messaggi finali risultarono identici a quelli iniziali. Esistevano però alcuni problemi ancora da risolvere. I navajo, ad esempio, non avevano nel loro idioma i moderni termini tecnici e militari. Uno scoglio che venne facilmente superato inventando nomi di fantasia. Ad esempio si decise di usare nomi di uccelli per gli aerei e di pesci per le navi da guerra. In tal modo il cacciabombardiere era lo sparviero (Gini, in codice navajo), l'aereo spia era il gufo (Ne-as-jah), l'incrociatore era la balena (Lo-tso), il cacciatorpediniere era lo squalo (Ca-lo) e così via per un totale di 274 nuovi termini ai quali, in un secondo tempo, se ne aggiunsero altri 234 di uso comune, non presenti nell'idioma navajo. Per gli altri termini che non si trovavano ancora nel nuovo vocabolario si decise di trasmetterli lettera per lettera, usando un termine navajo il cui equivalente in inglese iniziasse con la lettera voluta. Ad esempio, alla lettera C corrispondeva Moasi (Cat, gatto), alla H Lin (Horse, cavallo), alla M Na-as-tso-si (Mouse, topo) ecc.
Si tenga infine presente che ogni lettera
dell'alfabeto è presente in un testo con una frequenza particolare
e questa caratteristica facile da rilevare consente di decifrare senza
difficoltà un codice basato sul semplice scambio delle lettere
con altre lettere o con parole specifiche, come quelle usate nel codice
navajo. Per evitare questa debolezza del codice venne allora deciso
di aggiungere altre parole sostitutive per ogni lettera. Ad esempio,
la lettera A poteva essere scandita come be-la-sana (Apple,
mela) oppure come tse-nihl (Axe, ascia).
Con il progredire della guerra nel Pacifico
crebbe l'importanza dei "parla-codice" e la richiesta del
loro aiuto aumentò rapidamente. Dai 29 navajo che all'inizio
prestavano servizio nel corpo dei marines si arrivò, alla fine
del conflitto, a 420. Non tutti i marines però erano al corrente
della presenza dei navajo e i "parla-codice" venivano a volte
scambiati per soldati giapponesi, catturati dagli americani e rilasciati
soltanto dopo l'intervento di soldati del loro stesso reparto. Per evitare
questi incidenti ogni navajo venne affiancato da un marine che aveva
il compito di proteggere non solo lui ma, prima di tutto, il codice.
Il "parla-codice" non doveva essere catturato dai giapponesi,
perché avrebbe potuto rivelare la chiave del codice e il marine
aveva ricevuto l'ordine di ucciderlo prima che cadesse prigioniero.
"Senza i navajo - dichiarò il
generale Howard Conner - i marines non avrebbero mai preso Iwo Jima".
Il loro codice è uno dei più sicuri e dei più semplici,
uno dei pochi rimasto inviolato, ma il ruolo dei navajo nella seconda
Guerra mondiale rimase un segreto militare fino al 1968, quando vennero
finalmente autorizzati a rendere pubblico il loro singolare contributo
alla guerra. Nel 1982 Il presidente Ronald Reagan in loro onore decise
di dichiarare il 14 agosto "Giornata nazionale dei code talkers
navajo e George Bush ha concesso la medaglia d'oro del Congresso agli
autori del codice navajo.
Le vicende dei "parla-codice" sono invece narrate in un libro appassionante, Codici e Segreti, di Simon Singh che racconta la storia dei messaggi cifrati, dai semplici "alfabeti traslati", usati da Giulio Cesare, ai moderni codici informatici. Ed ogni codice, presentato correttamente nei suoi aspetti matematici, è collegato ad avventure e intrighi che rendono affascinante la lettura del libro. Le immagini degli indiani navajo sono
del sito: Per saperne di più Simon Singh, Codici e Segreti, Rizzoli, 1999. La home page dei Navajo: Un'ampia presentazione del codice e dei
Code Talkers Navajo: Foto d'archivio dei code talkers: Sedici
foto del film: ARTICOLI Dello stesso autore: Kovalevskaya:
la matematica come immaginazione
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