Parla codice Navajo e la seconda Guerra Mondiale

di Federico Peiretti


Una scena del film Windtalker di Yusen Wu

La scorsa estate è arrivato sugli schermi di molte sale cinematografiche italiane un film, Windtalker, diretto dal regista cinese Yusen Wu, nome d'arte John Woo, autore di alcuni film di mestiere come Missione impossibile 2 o Face/Off, due facce di un assassino.
Il film sicuramente non è un capolavoro e non resterà nella storia del cinema, ma ha il merito di portare l'attenzione sulle vicende poco note dei code talkers navajo, i "parla-codice", che ebbero un ruolo importante nella guerra del Pacifico, contro i Giapponesi. Vediamo di che cosa si tratta. Gli alleati disponevano di macchine per cifrare assolutamente sicure e rimaste inviolate per tutta la durata del conflitto, ma queste avevano il difetto di essere troppo lente e troppo sofisticate per essere usate sul campo di battaglia, quando era essenziale la rapidità nella trasmissione dei messaggi, quali ad esempio le coordinate delle postazioni nemiche o la richiesta di rinforzi, per riuscire a salvare la vita di molti soldati. In questa situazione il governo americano ebbe l'idea di trasmettere i messaggi nell'idioma dei pellirosse.

Windtalker, in primo piano Nicolas Cage e Adam Beach, i due protagonisti del film.

Tra le varie tribù indiane vennero scelti i Navajo perché la loro lingua appartiene a una famiglia linguistica priva di legami con qualsiasi idioma asiatico o europeo, inoltre risultava l'unica tribù che non fosse stata visitata da studiosi tedeschi negli ultimi vent'anni. I primi tentativi di trasmissione dei messaggi furono molto incoraggianti. A un navajo vennero dati alcuni messaggi in inglese che egli tradusse in navajo e comunicò via radio a un suo compagno. Quest'ultimo li ritradusse in inglese e i messaggi finali risultarono identici a quelli iniziali. Esistevano però alcuni problemi ancora da risolvere. I navajo, ad esempio, non avevano nel loro idioma i moderni termini tecnici e militari. Uno scoglio che venne facilmente superato inventando nomi di fantasia. Ad esempio si decise di usare nomi di uccelli per gli aerei e di pesci per le navi da guerra. In tal modo il cacciabombardiere era lo sparviero (Gini, in codice navajo), l'aereo spia era il gufo (Ne-as-jah), l'incrociatore era la balena (Lo-tso), il cacciatorpediniere era lo squalo (Ca-lo) e così via per un totale di 274 nuovi termini ai quali, in un secondo tempo, se ne aggiunsero altri 234 di uso comune, non presenti nell'idioma navajo. Per gli altri termini che non si trovavano ancora nel nuovo vocabolario si decise di trasmetterli lettera per lettera, usando un termine navajo il cui equivalente in inglese iniziasse con la lettera voluta. Ad esempio, alla lettera C corrispondeva Moasi (Cat, gatto), alla H Lin (Horse, cavallo), alla M Na-as-tso-si (Mouse, topo) ecc.


Una tenda con tre Navajo marines, impegnati nell’operazione parla-codice

Windtalker, Nicolas Cage e Adam Beach, il marine e il "parla-codice".

Si tenga infine presente che ogni lettera dell'alfabeto è presente in un testo con una frequenza particolare e questa caratteristica facile da rilevare consente di decifrare senza difficoltà un codice basato sul semplice scambio delle lettere con altre lettere o con parole specifiche, come quelle usate nel codice navajo. Per evitare questa debolezza del codice venne allora deciso di aggiungere altre parole sostitutive per ogni lettera. Ad esempio, la lettera A poteva essere scandita come be-la-sana (Apple, mela) oppure come tse-nihl (Axe, ascia).
A questo punto il codice era pronto e i "parla-codice" navajo, alcuni dei quali giovanissimi, entrarono in azione. Il 7 agosto 1942, con la Prima divisione dei marines, alla riconquista dell'isola di Guadalcanal, in prima linea, determinanti per l'esito della battaglia, ci furono i "parla-codice".

Due parla-codice al loro posto di osservazione, su una collina sovrastante la città di Garapan, in Giappone.

Con il progredire della guerra nel Pacifico crebbe l'importanza dei "parla-codice" e la richiesta del loro aiuto aumentò rapidamente. Dai 29 navajo che all'inizio prestavano servizio nel corpo dei marines si arrivò, alla fine del conflitto, a 420. Non tutti i marines però erano al corrente della presenza dei navajo e i "parla-codice" venivano a volte scambiati per soldati giapponesi, catturati dagli americani e rilasciati soltanto dopo l'intervento di soldati del loro stesso reparto. Per evitare questi incidenti ogni navajo venne affiancato da un marine che aveva il compito di proteggere non solo lui ma, prima di tutto, il codice. Il "parla-codice" non doveva essere catturato dai giapponesi, perché avrebbe potuto rivelare la chiave del codice e il marine aveva ricevuto l'ordine di ucciderlo prima che cadesse prigioniero.

Due code talkers in azione nel South Pacific. Dall'Archivio del U.S. Marine Corps

"Senza i navajo - dichiarò il generale Howard Conner - i marines non avrebbero mai preso Iwo Jima". Il loro codice è uno dei più sicuri e dei più semplici, uno dei pochi rimasto inviolato, ma il ruolo dei navajo nella seconda Guerra mondiale rimase un segreto militare fino al 1968, quando vennero finalmente autorizzati a rendere pubblico il loro singolare contributo alla guerra. Nel 1982 Il presidente Ronald Reagan in loro onore decise di dichiarare il 14 agosto "Giornata nazionale dei code talkers navajo e George Bush ha concesso la medaglia d'oro del Congresso agli autori del codice navajo.
Windtalker, non ha avuto il riconoscimento dei navajo e sarebbe inutile cercare nel film di Woo, la storia dei code talkers e del loro codice. Tutto si riduce ai più patriottici luoghi comuni e alla storia di un'amicizia tra un marine (John Cage) e un "parla-codice" navajo (Adam Beach), amicizia vissuta nel "dramma" del marine che, per obbedire agli ordini ricevuti, potrebbe trovarsi nella situazione di dover uccidere il navajo, diventato un amico sul campo di battaglia.


Due parla-codice Navajo, nella giungla vicino alle linee nemiche.

Le vicende dei "parla-codice" sono invece narrate in un libro appassionante, Codici e Segreti, di Simon Singh che racconta la storia dei messaggi cifrati, dai semplici "alfabeti traslati", usati da Giulio Cesare, ai moderni codici informatici. Ed ogni codice, presentato correttamente nei suoi aspetti matematici, è collegato ad avventure e intrighi che rendono affascinante la lettura del libro.

Le immagini degli indiani navajo sono del sito:
http://bingaman.senate.gov/code_talkers/men/men.html

Per saperne di più

Simon Singh, Codici e Segreti, Rizzoli, 1999.

La home page dei Navajo:
http://www.navajo.org/

Un'ampia presentazione del codice e dei Code Talkers Navajo:
http://www.lapahie.com/NavajoCodeTalker.cfm

Foto d'archivio dei code talkers:
http://bingaman.senate.gov/code_talkers/men/men.html

Sedici foto del film:
http://us.imdb.com/PGallery?Beach,+Adam&source=ss


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