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André Weil, la matematica come arte
di Federico Peiretti
Il naso incollato a un libro, le lenti da
miope spesse un dito, i passi rapidi e sicuri di chi, da tanti anni,
segue sempre lo stesso percorso, una strada che potrebbe fare ormai
ad occhi chiusi. Era una figura inconfondibile quella di André
Weil, il grande matematico, che a Princeton tutti conoscevano. E’
morto il 6 agosto 1998, all’età di 92 anni. E’ stato
uno dei più grandi matematici di questo secolo, noto per il suo
carattere stravagante e sicuramente poco socievole. A Princeton lo avevano
soprannominato il "mostro sacro" e se togliete l'aggettivo
avrete un'idea dell'opinione che molti suoi colleghi del prestigioso
Institute for Advanced Study avevano di lui.
Weil
riteneva impossibile fare opera di divulgazione della matematica: "E'
inutile - dice - parlare di matematica a chi non è matematico".
Ma attenzione perché la sua idea di matematico era molto esclusiva:
"Si può definire matematico soltanto chi ha scoperto almeno
un nuovo teorema".
Si racconta che un giorno venne presentato a una conferenza come il
più grande matematico vivente e che egli, risentito, abbia ribattuto:
"Sono semplicemente il più grande matematico". E Weil,
a parte questi eccessi di presunzione, grande lo è stato sicuramente.
Chi ama la matematica legga la sua opera fondamentale Teoria
dei numeri, pubblicata da Einaudi e chi non l'ama legga almeno
la sua autobiografia, Ricordi di apprendistato, pubblicata,
nella traduzione italiana, dallo stesso editore.
"La caratteristica dell'opera di Weil - scrive Enrico Bombieri,
un altro grande matematico contemporaneo, nell'introduzione alla Teoria
dei numeri - il rigore quasi monastico delle idee, unito a
un'ampiezza di respiro che troviamo soltanto nei grandissimi matematici.
Le dimostrazioni di Weil raramente sono complicate, e sono invece caratterizzate
da economia di mezzi, sintesi e lucidità straordinaria di esposizione".
Non c'è invece matematica nella sua autobiografia, soltanto brevi
cenni, molto tecnici, che si possono anche saltare, senza gravi danni
per la lettura. Weil, in questo libro, ricorda il percorso, tutt'altro
che agevole, che lo ha portato alla sua affermazione come matematico,
il suo “apprendistato”.
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André e Simone
Weil nel 1922 |
André Weil, nato a Parigi il 6 maggio
1906, da una famiglia della buona borghesia ebraica, era il fratello
di Simone Weil. A 15 anni ha la fortuna di conoscere Jacques Hadamard,
matematico di valore, che gli è di grande aiuto con le sue lezioni
e i suoi consigli. Allievo dell'Ecole Normale, studia latino, greco
e sanscrito, seguendo i corsi di Sylvain Lévi al Collège
de France. A 18 anni, in giro per l'Europa, incontra i grandi matematici
dell'epoca e può confrontarsi con loro sulle sue prime, originali
intuizioni. In questo modo, a poco più di vent'anni, entra a
far parte della esclusiva comunità internazionale dei matematici.
E ancora una volta abbiamo la conferma, proprio vedendo il suo apprendistato,
che la matematica non si studia sui libri, ma soltanto frequentando
altri matematici.
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| Weil a Göttingen nel 1977 |
Weil si è occupato in
particolare di teoria dei numeri e di geometria algebrica ed è
stato uno dei fondatori del gruppo bourbakista, il più importante
movimento matematico del Novecento. Nel 1934, con un gruppo di amici,
cinque o sei giovani e brillanti matematici francesi, decise di avviare
un ambizioso progetto di sistemazione della matematica, fondata sulla
teoria degli insiemi.
Si stabilì di pubblicare i lavori del gruppo sotto lo pseudonimo
di Bourbaki, il nome di un generale francese di Napoleone III. Alle
riviste specializzate incominciarono così ad arrivare i primi
lavori firmati da Nicolas Bourbaki, cittadino della Poldevia. Molti
matematici ricevettero anche le sue partecipazioni di nozze e, successivamente,
l'annuncio della nascita della figlia Betti. Per tenere nascosta la
vera identità di Bourbaki si arrivò perfino ad affidare
a un attore, opportunamente istruito, l'impegno di alcune conferenze.
I bourbakisti vengono mandati in pensione a cinquant'anni e sostituiti
con nuovi matematici, chiamati le "cavie", che per essere
accettati devono trovare il consenso unanime di tutto il gruppo. Ogni
nuovo lavoro di Bourbaki diventa un capitolo della grande opera monumentale,
gli Elementi di Matematica, la cui influenza sulla
matematica contemporanea, nel bene e nel male, è forse paragonabile
a quella che hanno avuto, nella matematica classica, gli Elementi
di Euclide. I tanti misteri che ancora circondavano il gruppo bourbakista
vengono finalmente svelati dallo stesso Weil, in un capitolo della sua
autobiografia.
Dai ricordi di Weil emerge anche un affettuoso ritratto della celebre
sorella, Simone, il cui impegno politico e sociale era per ben lontano
dai suoi interessi personali. Ma le pagine più belle sono quelle
dei ricordi del suo soggiorno in India, all'Università di Aligarh,
dove conobbe l’apostolo della non violenza, Mohandas K. Gandhi.
Quelli del periodo della guerra furono invece gli anni più difficili.
Si rifiutò di andare sotto le armi, non perché fosse un
obiettore di coscienza, ma semplicemente perché riteneva che
il suo destino, il suo dharma, come scrisse, fosse la matematica
e non la guerra.
In Finlandia, dove si era rifugiato, venne sospettato di essere una
spia dei sovietici. Arrestato, riuscì a scampare miracolosamente
alla fucilazione per l'intervento, all'ultimo minuto, di un suo influente
collega finlandese. Ricondotto in Francia e accusato di renitenza alla
leva, Weil si ritrovò in carcere a Rouen dove, nel forzato raccoglimento,
confortato dalla lettura del suo libro preferito, la Bhagavadgita,
riuscì a raggiungere alcuni dei risultati più importanti
del suo lavoro di matematico: "Se lavoro così bene in prigione
- scrisse in una lettera alla moglie Eveline - non sarà il caso
che mi organizzi per passarvi ogni anno due o tre mesi?" E ancora:
"Sono incantato dalla bellezza dei miei teoremi, ma evidentemente
mi è ben difficile riuscire a fartela percepire".
Soltanto dopo aver chiesto di far parte dei reparti combattenti, Weil
riuscì a lasciare il carcere. "A Cherbourg - scrive - mi
mascherarono da soldato: a parte il colore, notavo poca differenza fra
quella divisa blu orizzonte e la tenuta da carcerato che avevo smesso
da non molto a Rouen".
Mitragliere al fronte, trasferito a Londra nel momento dei bombardamenti
della Luftwaffe, Weil aveva ora un solo obiettivo: raggiungere gli Stati
Uniti. "Non sapevo che gli Americani - osserverà con un
po' di amarezza - così ospitali nei confronti di quelli che non
hanno bisogno di loro, lo siano molto meno nei confronti di quelli che
si trovano alla loro mercé". Ottenuto infatti il visto,
non riuscì a entrare, come si aspettava, in una grande università,
ma si trovò a insegnare in un oscuro istituto della Pennsylvania:
“Il mio compito e quello dei miei colleghi - racconta - la cui
ignoranza matematica era totale, si riduceva a ripetere di continuo
una serie di ricette convenzionali tratte da manuali stupidi e a far
funzionare senza intoppi una macchina che sfornava diplomi senza alcun
valore”.
Dopo San Paolo in Brasile e Chicago nel 1958 approdò finalmente
a Princeton, al prestigioso Institute for Advanced Study, dov’è
rimasto fino alla sua morte: "Qui ho condotto una tranquilla vita
da matematico - diceva - illuminata di tanto in tanto dalle gioie della
scoperta".
“La matematica - scriveva Weil in una lettera alla sorella Simone
- non è nient’altro che arte, una specie di scultura in
un materiale estremamente duro e resistente, come certi porfidi usati
a volte, credo, dagli scultori”. Ma per scoprire la bellezza della
matematica, come arte, non bisogna certo frequentare scuole, purtroppo
ancora oggi così diffuse, come il collegio della Pennsylvania,
che tanto aveva scandalizzato Weil.
Federico Peiretti
Per saperne di più
Un articolo di Piergiorgio Odifreddi:
http://matematica.uni-bocconi.it/odifreddi/odifreddiweil.htm
Un ricordo di Claudio Bartocci:
http://www.dima.unige.it/~bartocci/testi/weil.html
Un articolo di René Schoof:
http://www.unitn.it/unitn/numero25/weil.html
La sua biografia matematica:
http://www-gap.dcs.st-and.ac.uk/~history/Mathematicians/Weil.html
Una serie di servizi speciali a cura della
American Mathematical Society:
http://www.ams.org/notices/199904/199904-toc.html
Il sito dei bourbakisti:
http://www.bourbaki.ens.fr/
Un ampio dossier dedicato a Simone Weil:
http://agora.qc.ca/mot.nsf/Dossiers/Simone_Weil
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