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Le coniche non sono più un mistero
Da Alessandria la sensazionale scoperta
di Apollonio
Stefano
Crosetto
Liceo Classico "Cavour"
Classe IIID
Come ogni giorno, Apollonio di
Perga affronta i suoi studi di matematica nella famosissima biblioteca di Alessandria.
E' inutile che vi racconti quanto sia importante questa biblioteca, fondata
da Tolomeo I Sotere, sovrano d'Egitto, e ampliata dal figlio: basti sapere che
arriva a contenere circa 500.000 volumi. Nei pressi della Biblioteca, posta
presso il porto grande, c'è anche il complesso del Museion, il tempio
delle Muse, ed è proprio in questi due luoghi di cultura che si raccolgono
i principali studiosi dell'età ellenistica.
Apollonio è nato circa nel 262 a.C. a Perga, in Panfilia, e si è
trasferito dopo poco tempo nella prestigiosa Alessandria. In questo clima ha
compiuto i suoi importantissimi studi di matematica che hanno avuto in particolare
come oggetto lo studio delle coniche. Esse sono curve piane ottenute intersecando
un cono circolare retto con un piano. Tale studio non è recente ( risale
circa al IV secolo a.C.), ma il livello raggiunto da Apollonio non è
presente in nessuna opera precedente e neppure nelle Coniche di Euclide.
E' grazie al suo capolavoro, le Coniche, un trattato in otto libri, che tutti
noi lo conosciamo come "il Grande Geometra". Ma cerchiamo di conoscere
più da vicino quest'opera.
Il Libro I si apre con un'esposizione delle motivazioni che hanno portato l'autore
alla composizione. Mentre si trovava ad Alessandria, Apollonio aveva ricevuto
la visita di un geometra di nome Neucrate, grazie alle cui sollecitazioni aveva
incominciato a scrivere una versione affrettata delle Coniche. Più tardi,
dopo essersi trasferito a Pergamo, dove si trovano una Accademia e una biblioteca
che, in ordine di importanza, vengono immediatamente dopo quella del Museo di
Alessandria, l'autore ha trovato il tempo di perfezionare ogni libro ed è
proprio per questo che i Libri IV e VII si aprono con le dediche ad Attalo,
re di Pergamo.
Il libro più importante della sua opera è il terzo. Sembra che
lo stesso Apollonio fosse orgoglioso di questo. Infatti nella prefazione generale
alle Coniche scrive:
Il Libro III contiene molti teoremi notevoli, utili per la sintesi dei luoghi
solidi e per la determinazione dei limiti; la maggior parte di essi, e i più
belli, sono nuovi. Quando li scopersi, mi resi conto che Euclide non aveva effettuato
la sintesi del luogo geometrico rispetto a tre o quattro linee, ma soltanto
quella di una parte di tale luogo geometrico, e ciò in maniera casuale
e poco felice: non era infatti possibile effettuare la sintesi completa senza
queste mie nuove scoperte.
Prima di Apollonio l'ellisse, la parabola e l'iperbole venivano costruite come
sezioni di tre tipi nettamente distinti di coni circolari retti, a seconda che
l'angolo al vertice fosse acuto, retto o ottuso. Apollonio, per la prima volta,
dimostra che non è necessario prendere sezioni perpendicolari ad un elemento
del cono e che da un unico cono è possibile ottenere tutte e tre le varietà
di sezioni coniche, semplicemente variando l'inclinazione del piano di intersezione.
Una seconda importante generalizzazione si ha quando Apollonio dimostra che
non è necessario che il cono sia un cono retto (cioè un cono il
cui asse sia perpendicolare alla base), ma che può essere anche un cono
circolare obliquo o scaleno.
Infine, Apollonio avvicina ulteriormente le antiche curve al punto di vista
moderno sostituendo il cono a una falda con un cono a doppia falda.
Questo cambiamento fa sì che l'iperbole assuma la forma della curva a
due rami. I matematici antichi parlavano spesso di "due iperboli"
piuttosto che di "due rami" di un'unica iperbole, ma in entrambi i
casi si riconosceva la duplicità della curva.
E' lo stesso Apollonio ad introdurre i termini "ellisse", "iperbole"
e "parabola" in relazione alle sezioni coniche: essi rappresentano
adattamenti di termini che sono già stati usati precedentemente nella
soluzione delle equazioni di secondo grado mediante l'applicazione di aree.
Lasciamo che il nostro studioso s'immerga nei suoi studi, che si riveleranno
utili negli anni a venire. Allontaniamoci in punta di piedi per permettergli
di lavorare indisturbato. La geometria analitica non può prescindere
da lui.
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