LA MATEMATICA

di Giancarlo Marra
Classe II E Liceo Sc." Galileo Ferraris" Torino

Che cos’e la matematica? Qual è l’immagine che appare alle persone quando odono questo termine, attribuito da Pitagora alla scienza dei numeri? Non di rado capita di sentire opinioni e pareri sulla matematica e sul suo apprendimento che sottolineano tedio e fatica. Ma è davvero così impervia la strada della conoscenza matematica, così arida, così povera di sorprese? A ben vedere, se la si considera come una strada dove ci si deve limitare a seguire pigramente, avendole imparate a memoria, una serie di regole, senza averle comprese, allora è indubbio che si tratti di un’attività tediosa. Ma il fatto è che la matematica è, appunto, un’attività, un fare, e non soltanto un sapere. Non è sufficiente conoscere, ma occorre cimentarsi per approfondire quanto si è studiato, e poi ancora osservare le varie strade che permettono di vedere e affrontare un problema da angolazioni diverse: allora si comprende come la matematica possa essere vissuta come una affascinante avventura. Infatti, chi manifesta un atteggiamento positivo e curioso, scopre spesso il gusto di questa sfida e ne resta catturato.
La matematica è un mistero e, come antiche tradizioni ritenevano, una sorta di magia. Come tutti i misteri richiede fatica per dipanarne i grovigli, e man mano che si avanza, man mano che il percorso si chiarisce, procura grandissime soddisfazioni: pensiamo soltanto alle piramidi, imperituro monumento all’abilità dei matematici e degli astronomi dell’Antico Egitto.
Lì si tocca con mano come per gli antichi matematica, astronomia, cosmologia, fossero una cosa sola. E ancora Dante, più vicino a noi, ci ha lasciato una grande teoria che vede matematica nella poesia (la terzina si fonda sul tre, numero perfetto con riferimento al divino) e dunque poesia nella matematica.
Frasi e formule non sono chiuse in se stesse ma aprono un modo di osservare la realtà e di scorgere, ipotizzare e dedurne le leggi. La matematica, dunque, non è quel mondo chiuso, obsoleto e soporifero che molti descrivono. A parer mio l’approccio matematico di uno studente è condizionato dall’immagine che le maestre nella scuola elementare, i professori alle medie, hanno inculcato nella mente degli alunni. Se fin da bambini si guarda la matematica come un gioco con molte regole, in cui bisogna dare il meglio di sé, divertendosi e non pensando al voto, l’individuo riuscirà a comprendere meglio il suo vero significato, se invece la si vede come un qualcosa di tetro, difficile e inutile, è ovvio che la sua messa in pratica apparirà sfocata, brutta…addirittura pesante.
La matematica ci permette di costruire case e ponti, di comprare e vendere, e di fare molte altre cose. E’ completamente errato e sciocco dire che non trova applicazione nella vita quotidiana. Essa è linguaggio universale tramandatoci dai nostri avi, che , con il passare dei tempi, si è sempre più evoluto. Basti pensare che per cercare la presenza di forme di vita extraterrestre è stato mandato nello spazio un messaggio scritto con la potenza del due e i simboli delle varie operazioni. Pitagora affermava che la matematica era prettamente collegata alla musica per la sua precisione, altri affermano che è connessa alla filosofia… In effetti il mondo matematico è un mondo aperto, senza limiti, in cui sono costantemente ammesse nuove scoperte. Al giorno d’oggi esse vengono spesso brevettate, poiché ormai si tratta di complesse formule applicabili con dimestichezza solo tramite il computer. Cosa sarebbe successo se Pitagora, Euclide e tutti gli altri avessero brevettato i loro teoremi? La matematica è paragonabile a un museo in cui tutti entrano ed escono a loro piacimento usufruendo delle antiche formule greche, egiziane, arabe… con il solo scopo di risolvere i problemi. Numerosi sono gli studenti che non la considerano come un patrimonio culturale, come una risorsa per se stessi e per l’umanità, bensì come una materia stancante, difficile e astrusa che “rovina” la vita. La differenza fra studi classici e scientifici è basata sulla differenza fra materie scientifiche e umanistiche, ma, secondo me, le une e le altre richiedono la reciproca conoscenza.
“Chi non ha mai avuto occasione di approfondire la conoscenza della matematica la confonde con l’aritmetica e la considera come un’arida scienza. In realtà è una scienza che richiede molta immaginazione. E’ impossibile essere matematico senza avere l’animo del poeta. E’ necessario rinunciare all’antico pregiudizio secondo il quale il poeta deve inventare ciò che non esiste, che immaginazione e invenzione sono la stessa cosa. A me pare che il poeta debba percepire quello che gli altri non percepiscono, vedere più lontano degli altri. E il matematico deve fare la stessa cosa.” Concludo con questa frase di Sof’ja Kavalevskaya, aggiungendo che la matematica non è chiusa in se stessa, non è una stanza senza finestre, ma un cielo che ti mette le ali e ti permette di volare.