Una Mole di numeri
Tutte le sere Mario Merz ospita alla Mole Antonelliana
la famiglia di conigli di Fibonacci

Giorgio Sardo
Liceo Classico Cavour - Torino
Classe III B


Chi arriva di sera in Via Montebello da Via Po, e alza lo sguardo verso la grande cupola della Mole Antonelliana, non può non vedere, benfissata alle sue pareti, una serie di grandi caratteri illuminati.
Sono dei numeri al neon, di colore rosso, disposti verticalmente, che letti dal basso verso l'alto recitano: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55… I passanti più frettolosi rilevano solo il folclore dei numeri accesi di rosso contro il blusmog del cielo torinese.
Dietro quelle poche cifre tuttavia si nasconde la serie di Fibonacci. Per chi ha una certa familiarità con la matematica, è come imbattersi in una cara amica, imprevedibilmente e comodamente distesa sulla cupola della Mole. E' naturale che susciti sorpresa e che, dopo averle inviato una lunga carezza con lo sguardo, sorgano spontanee le domande su cosa ci faccia lassù, chi ce l'abbia portata, quale relazione ci sia tra lei e la Mole.
Si risale così al 1202, quando Fibonacci attraverso il Liber Abaci contribuì alla conversione dell'Occidente ai numeri indo-arabi. Maestro di unità frazionarie del XIII secolo, Fibonacci è entrato a far parte della letteratura matematica non solo in virtù del suo speciale procedimento per costruire progressioni numeriche, ma anche per uno "stupido" problema di conigli da lui posto: "Un tipo chiude una coppia di conigli tra quattro mura. Quante coppie potranno essere generate in un anno, supponendo che ogni mese ognuna delle coppie ne generi una nuova che diviene fertile a partire dal mese successivo?". Fibonacci non fece altro che porre il problema e dare la risposta 377. Non studiò la sequenza di numeri che la generava.
Per questo si dovettero attendere sei secoli, allorché Francois Edouard Anatole Lucas, teorico dei numeri francese, si mise e grande esperto in giochi matematici, a indagare sulla sequenze in cui ogni numero è uguale alla somma dei due numeri precedenti (proprio come quella dei conigli di Fibonacci).
Nel 2001 infine la progressione è stata reinterpretata da Mario Merz, uno degli esponenti di maggior spicco dell'Arte povera, movimento artistico nato attorno alla metà degli anni Sessanta a Torino, il cui intento era quello di ricercare un contatto diretto con la vita quotidiana nei suoi elementi naturali più comuni, ma anche con i materiali tecnologici "naturalmente" presenti nella quotidianità moderna. Il "Volo dei Numeri" diventa così una sfolgorante istallazione concettuale, in grado di rappresentare l'esplosivo e apparentemente caotico processo organico di crescita insito a tanti fenomeni naturali.