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6. Lo zero per i matematici
A proposito del fatto che i matematici preferiscano
contare cominciando da “zero” anziché da “uno”,
John Conway racconta un aneddoto che riguarda Waclaw Sierpinski, il
grande matematico polacco: “Un giorno era in partenza per un viaggio
quando incominciò ad agitarsi temendo di aver perso una valigia.
“No, caro!” disse sua moglie, “sono qui tutte e sei”.
“Non può essere”, ribatté Sierpinski, “le
ho contate varie volte: zero, uno, due, tre, quattro e cinque”.
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| Giuseppe Peano, 1858 - 1932 |
Per i matematici, lo zero,
che non dev’essere confuso con l’insieme vuoto, è
il numero di elementi di questo insieme. L’insieme degli elefanti
rosa, ad esempio, è l’insieme vuoto e il loro numero è
zero. Se si parte dallo zero si possono
generare tutti gli altri numeri naturali, secondo alcune semplici regole
e assiomi, proposti cent’anni fa da Giuseppe Peano. Dobbiamo per
questo accettare tre idee “primitive”, non definite: zero,
numero e successore di un numero. Dalla premessa che zero
è un numero, definiamo poi 1 come il successore di zero,
2 come il successore di 1 e così via, costruendo una
serie infinita di numeri.
"Ben poca gente - scrive Bertrand Russell – è
preparata a dare una definizione di quello che significa “numero”
o “zero” o “uno”. Non è molto difficile
vedere che, partendo dallo zero, ogni altro numero naturale può
essere ottenuto con addizioni ripetute di 1; dobbiamo però definire
che cosa significa “aggiungere 1” e che cosa significa “ripetute”.
Non sono problemi tanto semplici. Si è creduto fino a poco tempo
fa che almeno alcune di queste nozioni prime dell’aritmetica dovessero
essere semplicemente accettate perché troppo semplici e primitive
per poter essere definite. Poiché tutti i termini che vengono
definiti sono definiti con altri termini, è chiaro che la conoscenza
umana dovrebbe continuare ad accontentarsi di accettare alcuni termini
come intelligibili senza definizione per avere un punto di partenza
per le proprie definizioni. Non è però chiaro come vi
possano essere termini che non ammettono definizione,
è verosimile che, per quanto lontano andiamo nel definire, possiamo
andare oltre. D’altra parte, è anche possibile
che quando l’analisi sia stata spinta sufficientemente lontano,
si arrivi a termini che sono realmente semplici, e che non ammettono
logicamente quel tipo di definizione che consiste nell’analisi.
Non ci è necessario risolvere questo problema; per il nostro
scopo è sufficiente osservare che, visto che le capacità
umane sono limitate, le definizioni a noi note devono comunque avere
un inizio con termini per il momento non definiti, ma forse non per
sempre indefiniti”.
Zero ha ancora un’altra caratteristica che lo
rende diverso da tutti gli altri numeri. E’ infatti l’unico
numero reale che non sia positivo o negativo.
Molti si chiedono anche oggi: ma zero è un numero
pari o dispari? Nei periodi delle “targhe alterne”, un metodo
non molto efficace per combattere lo smog nelle grandi città,
c’è stata un po’ di confusione. Un automobilista
ingenuo o matematico, sorpreso con una targa la cui ultima cifra era
0, in un giorno in cui era permessa soltanto la circolazione
dei veicoli con targa dispari, come ultimo disperato tentativo per evitare
la contravvenzione, avrebbe detto in tono di sfida al vigile urbano:
“Guardi che zero è dispari, mi dimostri
il contrario”. Per dirimere la questione basta riprendere la definizione
che è riportata su tutti i libri scolastici: “L’insieme
dei numeri pari si ottiene moltiplicando per due i numeri naturali”:
quindi si passa da 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, ... a 0, 2, 4, 6, 8, 10,
12, 14, ...
L’insieme dei numeri dispari viene invece definito come l’insieme
complementare dei numeri pari: 1, 3, 5, 7, 9, 11, ...
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