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1.3 IL MODELLO DIVINO, LA QUADRATURA DEL
CERCHIO E IL .
| La vera opera d’arte
risulta dall’accordo di quei certi elementi che formano una
divina simmetria. |
| |
[ Leonardo da Vinci
] |
.
.…………….tanto ch’i’ giunsi
L’aspetto mio col valore infinito [ Par XXXIII,
80-81 ] |
Dante, per grazia ricevuta dalla Vergine,
contempla la misteriosa essenza divina; la terminologia che usa per
simboleggiarla si rifà alla parola “ valore ” e all’aggettivo
“ infinito “; traguardando l’immagine simbolica (1),
si può intravedere il concetto che Dio è il solo a conoscere
il significato matematico dell’infinito. Nei versi poi :
Nella
profonda e chiara sussistenza
Dell’alto lume parvemi tre giri [ Par XXXIII,
115-116 ] |
vede Dio uno e trino come l’archetipo
dell’armonia geometrica dell’universo espressa dal punto
(alto lume) indivisibile
e dal cerchio perfetto
(parvemi mi
apparve è singolare, tre giri è plurale)
che si tripartisce.
Ma ancor più troviamo la divinità geometrizzata nei versi
[ Par XXXIII, 133-138 ] in cui Dante ci racconta di come abbia scorto,
senza penetrarlo, il mistero dell’incarnazione, accennando al
problema della quadratura del cerchio.
Prendiamo in esame ora il numero dei versi che procedono dall’invocazione
“ O luce……” ; sono
gli ultimi 22 versi del poema: 7 terzine + 1 verso.
E’ suggestivo osservare come in questi pare adombrato il “
mistero geometrico “ della quadratura del cerchio.
Se consideriamo come unità
di scala poetica il 7, numero delle terzine, la misura dell’estensione
dei 22 versi vale 22/7 = 3 + 1/7 , con una ripartizione degli stessi
riconoscibile in base ai significati dei termini che in modo diretto
richiamano la questione geometrica
( come si cercherà di rendere visibile nella figura di seguito
).
Il valore 22/7 ovviamente non è casuale, dal momento che i matematici
medioevali usavano per il
proprio questo valore approssimato per eccesso.
Euclide ( Elementi, XII, 2 ) aveva dimostrato il teorema della
proporzionalità tra i cerchi e i quadrati dei diametri senza
accennare in alcun modo ad una determinazione del relativo rapporto
costante legato al noto p, e questo perché gli Elementi, per
il loro carattere prettamente teorico, non danno vere e proprie regole
di misura anche se ne forniscono i presupposti. Nella dimostrazione
della proposizione “ I cerchi stanno fra
loro come i quadrati dei diametri (dei cerchi)” entra in
gioco l’infinito se viene riguardata, come suggerisce Gerolamo
Saccheri (2), come una estensione
del teorema precedente (XII, 1 : poligoni simili
inscritti in cerchi stanno fra loro come i quadrati dei diametri.);
Euclide imbriglia l’infinito, mascherandolo ma non eliminandolo
dal percorso dimostrativo, ricorrendo, per la prima volta applicato
negli Elementi, al metodo di esaustione di Eudosso da Cnido.
L’infinitesimo del punto e l’infinito, già presente
nella definizione di proporzione ( V def. V ),e nuovamente implicata
nella XII, 2, fanno dire a Dante nel Convivio ( Trattato II, capitolo
XIV (3)):
“ La geometria si muove intra due repugnanti
ad essa; siccome tra ‘l punto e ‘l cerchio; ché,
siccome dice Euclide, il punto è principio di quella
(della geometria), e, secondo ch’e’ dice, il cerchio
è perfettissima figura in quella, che conviene però aver
ragione di fine; sicché tra ‘l punto e ‘l cerchio,
siccome tra principio e fine, si muove la geometria. E queste due alla
sua certezza repugnano; ché ‘l punto per la sua indivisibilità
è immisurabile, e ‘l cerchio per lo suo arco è impossibile
a quadrare perfettamente( e qui dobbiamo sottintendere
“ con riga e compasso “ ), e però è
impossibile a misurare appunto ( I tre problemi
dell’antichità, ovvero la trisezione dell’angolo,
la duplicazione del cubo e la quadratura del cerchio sono stati risolti
dai matematici greci (4), ma le soluzioni
ricavate, anche se corrette, non sono state ottenute con riga e compasso
).
Fu Archimede, nel suo “ De mensura circoli
“ ( letteralmente: per misurar lo cerchio
) a prefiggersi lo scopo di trovare una buona approssimazione
del , migliore di quelle
già note, ed ottenne : 3 + 10/71 < p < 3 + 1/7 ; un valore
del quindi molto vicino
a 22/7, che verrà poi comunemente usato attraverso i secoli,
fino alla introduzione della scrittura delle frazioni sotto forma di
numero decimale.
Ed è nel mediano di quei tre
giri di tre differenti colori ( attributi delle tre persone divine
) e d’una continenza ( cioè
di uguale grandezza per significarne l’identità ) che si
presenta a Dante, impenetrabile come il mistero geometrico, la natura
e l’immagine del Dio-Uomo: come poteva essere insieme cerchio
e uomo? Come si poteva spiegare il misterioso coesistere di due figure
così diverse? E’ qui che Dante paragona il suo sforzo di
penetrare il mistero di “come si convenne
l’imago al cerchio e come vi s’indova ( come possa
l’immagine Dio-Uomo convenire, stare insieme al cerchio e trovarvi
luogo)” a quello del geometra che, per quanto intensamente concentrato,
non trova la soluzione al problema della quadratura del cerchio.
Prendiamo in esame, in base alla chiave di lettura suggerita, i 22 versi
dell’invocazione:
[ Par XXXIII, 124 –
145 ]
Sembra che Dante, con quest’ultima
grande similitudine del poema, nell’implicita coincidenza tra
la perfezione del Creatore e l’armonia geometrica della sua creatura,
abbia voluto affermare che solo Dio possiede la conoscenza della soluzione
del problema della quadratura del cerchio e dell’indivisibilità
del punto, insieme alla conoscenza dell’infinito, che si pone
allo spazio dell’uomo come la divina eternità si pone al
tempo.
Si può sostenere la tesi che
l’intera architettura del poema sia stata concepita in relazione
al “ valore “ del ?
A
favore di questa tesi si possono riportare le seguenti osservazioni:
Dante
nella commedia cita due proposizioni dagli Elementi di Euclide.
Una prima volta quando
San Tommaso parla a Dante della sapienza del re Salomone al quale, secondo
il racconto biblico (III, Re, 5 sgg) Dio apparve in sogno e lo invitò
a chiedere quello che volesse; Salomone rispose “ Darai
al tuo re docile cuore così che possa discernere il bene dal
male e seder giudice tra il suo popolo..”. Non chiese di
conoscere la soluzione metafisica del “..,
si est dare primum motum esse (5)“[
Par, XIII, 100] o quella geometrica, ed
ecco la citazione di Euclide, del “..se
del mezzo cerchio far si puote / TRIANGOL si ch’un retto non avesse
” [ Par, XIII, 102]. E’ la proposizione 31 del libro terzo
degli Elementi: “In un cerchio
l’angolo [alla circonferenza inscritto] nel semicerchio è
retto…”
Una
seconda volta Euclide è citato nel canto di Cacciaguida
(Par, XVII, 15), in cui Dante si rivolge al trisavolo pregandolo, sapendo
come questi possa trarre la conoscenza da Dio, di svelargli in cosa
consistano le oscure profezie dei mali a lui preannunciati nell’Inferno
e nel Purgatorio:
“ O
cara pilota[ capostipite ] mia, che
sì t’insusi [ così in alto ti levi ]
Che, come veggion le terrene menti
Non capere in TRIANGOL due ottusi,
Così vedi le cose contingenti
Anzi che sieno in sé, mirando il punto [ Dio ]
A cui tutti li tempi son presenti; “ |
Elementi, Libro I, Proposizione
32 : “ In ogni
triangolo.. la somma dei tre angoli interni di un
triangolo è uguale a due retti “ |
Prendiamo in esame le due ricorrenze della
parola TRIANGOL nei versi del Paradiso :
Si
può constatare che 2311 è l’intero più vicino
alla media geometrica tra 2943 e 1815:
2943 : 2311 2311
: 1815 , 1815 + 2943 = 4758
come dire ( Elementi, corollario proposizione 8, libro VI ): in un triangolo
rettangolo l’altezza relativa all’ipotenusa 2311 1815 è
media proporzionale fra le parti nelle quali essa la divide; o in altro
modo, tenendo conto dei numeri dei versi: in un 2943 2311 triangolo
rettangolo inscritto in una semicirconferenza il cui diametro valga
4758, se le proiezioni dei cateti sull'ipotenusa valgono 2943 e 1815,
la sua altezza vale 2311.
In particolare poi si può osservare che, se consideriamo un semicerchio
di diametro 2943, la lunghezza dell’arco del quadrante del cerchio
vale 2311, e se poi
si prende questo valore come diametro di un nuovo cerchio, la lunghezza
dell’arco del quadrante di quest’ultimo varrà proprio
1815, il tutto calcolato in base alle approssimazioni di Archimede del
.
Vediamolo brevemente:
Il riferimento al e
alla quadratura del cerchio si direbbe proprio intenzionale.
Cerchiamo
altre conferme:
Euclide GEOMETRA compare a Dante nel suo
viaggio (Inf. IV, 142) insieme ad altri saggi; siamo nel cerchio del
Limbo, dove , in una sua parte illuminata da un fuoco che ne vince le
tenebre, dimorano coloro che in terra acquistarono onorata fama. Dante
e Virgilio vengono accolti da Omero, sovrano dei poeti; Ovidio, Orazio
Lucano e la bella scuola dei poeti si stringe
intorno al maestro “...dell’altissimo
canto, / che sovra gli altri com’aquila vola“ (Inf.
IV, 95-96), e Dante, alzando lo sguardo intorno, vede
..il maestro di color
che sanno ( Aristotele )
Seder tra filosofica famiglia,
Tutti lo miran, tutti onor gli fanno:
Quivi vid’io Socrate e Platone,
Che innanzi agli altri più presso gli stanno;
Democrito, che il mondo a caso pone,
Diogenès, Anassagora e Talete,
Empedoclès, Eraclito e Zenone;
E vidi il buon accoglitor del ‘quale’ ,(medico che
trattò le qualità dei medicinali)
Dïoscoride dico, e vidi Orfeo, ( personaggio del mito, poeta
e musico )
Tullio( Cicerone ) e Lino ( mitico
poeta e musico ) e Seneca morale,
( verso 142 del canto) Euclide GEOMETRA
e Tolomeo, ( verso 556 della Commedia )
Ippocrate, Avicenna e Galïeno,
Averroìs ( medici )……………
La parola GEOMETRA ritorna poi,
come abbiamo già visto, al verso ( Par, XXXIII, 133 ) 14221 della
Commedia.
Dalla prima ricorrenza della parola GEOMETRA (verso 556 della
Commedia ) all’inizio del Paradiso, contiamo 8920 versi, e dalla
fine dell’Inferno alla seconda ricorrenza della parola geometra
contiamo 9501 versi.
Esprimiamo ora il rapporto tra il perimetro relativo alla figura del
semicerchio di diametro 2r chiusa dal diametro usando il valore 22/7
come ,
e il perimetro del triangolo isoscele inscritto nello stesso semicerchio
usando il valore 99/70 come :
il rapporto diventa ( r
+ 2r )/( 2 r
+ 2r) = ( /2
+ 1 ) / (
+ 1 )=
= ( 11 /7 + 1 ) / ( 99/70 + 1 ) = 180/169
= 1,06508…( circa 1
) con l’intero più vicino = 1.
Se
associamo il valore 9501 al diametro del semicerchio e 8920 al triangolo
isoscele inscritto otteniamo, dal loro rapporto, il valore numerico
9501 / 8920 = 1,06513… che ripete proprio il dato ricavato in
precedenza. Si potrebbe riconoscere in questa coincidenza la deliberata
intenzione da parte di Dante di collocare esattamente in quei versi
la parola GEOMETRA, in modo da onorare contemporaneamente le
due essenze fondamentali della geometria e della Perimetro Perimetro
divinità, l’uno,
associato al punto, indivisibile 9501 v2r 8920 principio creatore e
il cerchio, la perfezione,
con la presenza del
nel calcolo della quadratura.
Analizziamo
ora un’altra circostanza:
proviamo ad associare la disposizione della parola GEOMETRA al verso
556 della Commedia alla disposizione della parola TRIANGOL al verso
11290 del poema:
Da … Euclide GEOMETRA e Tolomeo alla
fine dell’Inferno


Consideriamo ora una circonferenza
di diametro 2r; il quadrato circoscritto avrà lato 2r e la circonferenza
circoscritta a questo quadrato avrà diametro r
: il rapporto tra le lunghezze delle due circonferenze vale dunque
; anche il quadrato circoscritto a questa nuova circonferenza avrà
un perimetro
volte quello del precedente. Si può dire allora che la
( diagonale/lato del quadrato
diametro/lato del quadrato inscritto ) che caratterizza la “tensione”
del quadrato al cerchio circoscritto, è lo stesso valore che
li fa corrispondere in una successione di cerchi e quadrati alternativamente
circoscritti l’uno all’altro, in modo da definire una progressione
geometrica tra questi successivi cerchi e quadrati dove la ragione è
precisamente la .
Ed è quanto accade per i numeri di disposizione dei versi
sopra indicati : se un cerchio circoscritto a un quadrato ha una circonferenza
pari a 4164, il quadrato ha il perimetro pari a 2944 ( o viceversa );
la polivalenza dei versi può essere riconosciuta proprio in questa
coincidenza, nell’intenzione cioè, da parte di Dante, di
voler delineare l’asse del poema in base al cerchio e al quadrato,
e qui, potremmo dire, attraverso l’aspirazione, in una successione
infinita, del quadrato alla perfezione del cerchio.
Vediamo ancora un altro esempio:
Un’ulteriore disposizione di versi
che si può legare ad una immagine QUADRANTERAGGIO la troviamo
nelle terzine [Pur, IV, 40-42 ] in cui Dante racconta la faticosa salita,
a carponi, lungo la stretta e ripidissima strada del monte del Purgatorio,
del quale
“ Lo
sommo er’alto che vincea la vista,
E la costa superba più assai
Che da mezzo QUADRANTE a centro LISTA“
5167°verso dall’inizio del poema |
la cima era talmente alta che la vista
non poteva raggiungerla, e la pendenza tale da essere molto più
ripida di quella della lista che unisce il centro [ di un cerchio ]
alla metà dell’arco di un quadrante [ la lista corrisponde
quindi al raggio del cerchio inclinato di 45° ].
Attribuiamo all’arco del quadrante una lunghezza pari a 14233,
quanti sono i versi della Commedia; si può calcolare che la parola
quadrante, lì posta, dista dalla fine della Commedia un
numero di versi pari a 14233 – 5167 = 9057 : è questa la
misura del raggio ( la lista ), appunto pari a 9057, del nostro arco
di quadrante. Ecco il calcolo con
= 223/71 :

Lunghezza
quadrante = ¼ di circonferenza = ¼ * 2 r
=( ½ )* ( 223/71 )* 9057 =14233,31…
con l’intero più vicino
pari a 14233
!
Ancora
un’ immagine QUADRANTECERCHIO.
Dante, rivolgendo gli occhi a Beatrice, ne resta abbagliato e, quando
può riprendere la vista, si vede traslato nel cielo di MARTE;
in questo cielo gli spiriti che hanno versato il loro sangue per la
fede appaiono a Dante collocati nel profondo del pianeta, raggianti
come stelle e disposti in forma di croce, dalla quale balena l’immagine
di Cristo:
[ Par, XIV, 100 ]“ Si
costellati facean nel profondo
Marte quei rai il venerabil segno [ verso 11431 ]
Che fan giunture di quadrati in tondo.”[ verso 11432
] |
Quei
raggi, così disposti come una costellazione ( la croce del sud
? ), disegnavano nel profondo di Marte quel segno venerabile ( la croce
) che si crea in un cerchio ( in tondo ) unendo gli estremi ( giunture
) dei suoi quadranti.
E’ poi al verso 13215 che ritroviamo,
con il significato di QUADRANTE, la parola QUADRA:
siamo nel cielo delle stelle fisse dove Adamo dice a Dante di aver vissuto
930 anni e di aver atteso nel Limbo 4302 anni prima di veder realizzato
il suo desiderio di potersi unire alla schiera dei beati; la colpa del
peccato originale, riscattata con il sacrificio della crocifissione
di Cristo, risale a 1266 anni prima dell’anno del viaggio ultraterreno
di Dante. Da questi dati si ricava l’età del mondo, pari
a ( 4302+ 930+1266 = ) 6498 anni; la durata della permanenza di Adamo
nel Paradiso terrestre non influisce sul calcolo dal momento che si
tratta soltanto di poche ore del giorno della sua creazione. E’
Adamo che parla:
[ Par, XXVI, 139 ] “
Nel monte che si
leva più dall’onde,
Fu’ io con vita pura e disonesta,
Dalla prim’ora a quella che seconda,
Come ‘l sol muta quadra, l’ora sesta” [
verso 13215 ] |
In
quella parte del monte del Purgatorio che più alto sorge sopra
la riva del mare ( è il Paradiso Terrestre ), io trascorsi la
mia vita pura ( prima del peccato ) e quella disonesta
( dopo averlo commesso ) dalla prima ora ( nella quale venni creato
) a quella che di sei ore la segue dopo che il sole muta quadrante;
il sole muta quadrante in un dato luogo superandone a mezzogiorno il
meridiano ed entrando così nel quadrante occidentale. Vale a
dire che Adamo rimase nel Paradiso terrestre fino all’una dopo
mezzogiorno e che venne quindi creato alle sei del mattino.
Ecco quindi tornare in modo esplicito il
riferimento al cerchio e ai suoi quadranti al verso 13215, posto 1783
versi dopo le parole QUADRANTI e TONDO del verso 11432; i RAGGI poi
che fan giuntura di quadranti in tondo
sono al verso 11431, che precede di 2802 versi l’ultimo della
Commedia

Con il
= 22/7 otteniamo infatti: 1783* /2
= 2801,85.. con l’intero più vicino = 2802.
Vediamo
quali altri passi ancora, in base alla disposizione dei versi, si rifanno
al :



Le conferme della presenza del
e della quadratura del cerchio lungo tutto l’asse della Commedia
non si esauriscono qui; la curiosità poetica e matematica può
servire da stimolo per proseguire la ricerca sulla base dei procedimenti
esposti……e, a questo punto, sembra quasi lecito ammettere
che se non è del poeta l’anima geometrica, allora deve
essere del
l’anima poetica.
Un
pensiero sul 
Si legge nel romanzo di Denis Guedj “ Il teorema del pappagallo
“:
« Se
fosse stato uguale a 22/7 non ci sarebbe stato bisogno di assegnargli
un nome a parte e di chiamarlo appunto ;
lo avremmo chiamato 22/7 come tutti, e (con riga e compasso!) la quadratura
del cerchio sarebbe stata possibile [...] E la matematica sarebbe stata
più triste. ››
Il simbolo
venne infatti usato per la prima volta nel 1706, conquistando in breve
tempo grande diffusione e notorietà. Invero il suo inventore,
William Jones, non ha raggiunto ugual fama, forse perché l’aver
battezzato con il pi greco
il rapporto tra diametro e circonferenza non comportò il riconoscimento
di grande inventiva o di originalità, nonostante la scelta sia
stata felice, o forse solo perché venne considerato come un fatto
più simbolico che matematico.
Il termine circonferenza trae infatti origine dalla parola tardo-latina
CIRCUMFERENTIA, derivata da CICUMFERRE, composto da CIRCUM ( avverbio
= intorno, in giro ) e da FERRE ( = portare ), con il significato di
portare intorno, portare in giro ( circumfero = porto intorno,
porto in giro ). Il termine è un calco della parola greca –
, che
significa appunto porto intorno, porto al punto di partenza, circoscrivo,
parola dalla quale deriva PERIFERIA e perimetro –
misura della periferia.
Nel caso della parola circonferenza il calco è parziale :
( diventa = circum )
(
resta = fero ).
Ora è chiaro che la misura della circonferenza è quella
di un Perimetro che dipende dalla misura del diametro; la lettera
greca
(7), iniziale del termine Perimetro,
spiega il motivo della sua scelta come lettera-simbolo “adatta”
ad esprimere il rapporto tra diametro e circonferenza, un numero che
già da millenni si stava cercando prima che ricevesse questo
nuovo battesimo.
Del ,
che per un così lungo tempo aveva simboleggiato l’aspirazione
alla perfezione del cerchio, si era imposta quell’aura di numero
misterioso e sfuggente. Il sospetto che potesse essere un numero irrazionale,
noto il precedente dell’incommensurabilità tra lato e diagonale
del quadrato, doveva aleggiare nelle menti dei geometri e dei matematici
del tempo; da Pitagora in poi si erano ormai abituati all’irrazionale,
a quei numeri “fuori natura”, e la congettura che altrettanto
potesse verificarsi tra diametro e perimetro del cerchio doveva sorgere
quasi spontanea.
L’aspetto pratico e provvisorio assegnatogli di numero razionale,
assumeva comunque su di sé la veste misteriosa di entità
di tramite tra i vari elementi geometrici e il cerchio, di tutti il
più perfetto e simbolo della creazione divina. Alla geometria,
così potente da risolvere semplicemente la
e gli altri numeri irrazionali, venne affidato il compito di risolvere
anche il
; il problema della quadratura del cerchio con riga e compasso si prefiggeva
così il compito di afferrare quella natura numerica indeterminata
e imprecisabile che la rendeva affascinante e a lungo ricercata, in
quanto ritenuta forse raggiungibile. Il
di oggi, meno misterioso pur nella sua inaccessibilità, ha perduto
un po’ del suo fascino. Resta la nostalgia per la ricerca del
suo mistero, paradossalmente e definitivamente affermato e svelato dalla
matematica, insieme ad una malcelata frustrazione che trova sfogo nell’affanno
tecnologico dei computer, nel gioco della sfida al ” chi più
ne ha più ne metta”, che pur esasperandone i decimali in
numero sempre maggiore, nulla può aggiungere all’infinita
trascendenza del .
(1) Con la parola valore
che assume significato matematico. (up)
(2) Gerolamo Saccheri (1667
– 1733) in “Euclides ab omni naevo vindicatus”. (up)
(3) In cui Dante tratta
delle sette scienze del trivio (grammatica, retorica e dialettica) e
del quadrivio (aritmetica, musica, geometria e astronomia).
(up)
(4) Ippia di Elide (Peloponneso-contemporaneo
di Socrate) inventò una curva, detta quadratrice, non però
costruibile con riga e compasso, con la quale si ottiene la trisezione
dell’angolo. Menecmo (IV sec. a.C.), allievo di Eudosso, scoprì
le coniche e, tramite queste, propose una soluzione al problema della
duplicazione del cubo; da suo fratello Dinostrato ( e non solo da lui
) fu risolto il problema della quadratura del cerchio, ma sempre con
costruzioni che non rispettavano la restrizione del solo uso di riga
e compasso. Le costruzioni delle figure di forma data, erano preferibili
se effettuate con questi strumenti, in quanto analoghi fisici delle
figure considerate fondamentali dai geometri Greci:la retta e il cerchio.
(up)
(5) Se convenga riconoscere
per vero che esiste un primo motore non mosso, un moto cioè che
non nasca da un altro. Per Aristotele la scia dei moti non ha avuto
inizio e non avrà fine, il moto è eterno; non così
per i teologi che affermano il contrario. (up)
(6) Siamo in un tempo (
c. 450 a.C.) in cui i concetti di infinito e infinitesimo vengono usati
in modo spregiudicato da chi tendeva a riproporre una interpretazione
della geometria ancora empiristica; Brisone
e Antifonte, sofisti, operarono in una condizione di scarsa chiarezza
sui problemi della infinita divisibilità, e ne sono testimonianza
i loro metodi della quadratura del cerchio, che ben procedono dall’ottimo
spunto dell’iscrizione e circoscrizione di poligoni, ma che risultano
poi inadeguati e non altrettanto felici nelle conclusioni:
Brisone iscrive e circoscrive
poligoni , raddoppia il numero dei lati e, dopo un certo numero di volte,
ritiene di riuscire ad ottenere due poligoni le cui aree differiscono
di tanto poco che un poligono di area media tra le due può essere
assunto come area del cerchio, non tenendo conto che l’operazione
può continuare indefinitamente senza mai raggiungere le coppie
di poligoni che lui riteneva di avere raggiunto.
Antifonte iscrive in un
cerchio un poligono di 4, poi di 8, poi di 16 …e così via
…di lati e, ad un certo punto, ritiene che la periferia del cerchio,
ovvero la circonferenza, possa confondersi con il poligono inscritto;
le obiezioni sono che:
- Una retta non può incontrare
il cerchio in più di due punti
- Il segmento non può confondersi
con l’arco
- Il ragionamento è in contrasto
con il principio della infinita divisibilità delle grandezze.
Tuttavia, va ricordato che i loro metodi,
insieme a quelli di Democrito,
costituirono il punto di partenza per le analisi successive di Eudosso
da Cnido ( 409 – 365 a.C. ), e di Archimede, le quali,
a loro volta,aprirono la strada del lungo cammino verso la formalizzazione
del calcolo infinitesimale.
(7) Eulero usava il simbolo
come
perimetro (up)
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