Contare, con una sola occhiata, le pecore di un gregge, le api di uno sciame, i cammelli di una carovana o i fiori di un prato. Collegare fra loro numeri che sembrano non avere nulla in comune. I matematici si sono sempre divertiti con i numeri, convinti che la matematica, prima di essere scienza, sia arte e gioco.
Un giorno, Godfrey H. Hardy, grande esperto in teoria dei numeri, parlando con Srinivasa Ramanujan, il geniale matematico indiano, osservò che il numero del taxi dal quale era appena sceso, 1729, non aveva alcun significato particolare. "Ti sbagli - disse Ramanujan - è il più piccolo numero esprimibile come somma di due cubi, in due modi diversi".
Questo episodio ci è ritornato in mente leggendo le avventure, di Berimiz Samir, L'uomo che sapeva calcolare, vissuto al tempo dell'impero arabo, quando Baghdad era la capitale del mondo. E' Ali Yezid Ibn Salim Hank Malba Tahan a raccontarci le vicende matematiche di questo giovane pastore persiano che grazie alla sua abilità nel far di conto e nel risolvere problemi di ogni genere, diventa segretario del gran Visir e beniamino dello Sceicco. Sotto lo pseudonimo di Malba Tahan si nasconde in realtà un matematico brasiliano, Julio Cesar de Mello e Souza, che ha scritto questo libretto di gran successo. Pubblicato per la prima volta in Brasile nel 1949 ha raggiunto la quarantesima edizione, superando i due milioni di copie vendute. Viene presentato in copertina come Le mille e una notte dei numeri e si articola in una serie di racconti, ognuno dei quali presenta un problema da risolvere. Si tratta di problemi aritmetici, logici o geometrici ripescati dai testi antichi e in parte già noti attraverso i lavori di Dudeney, Sam Loyd, Martin Gardner e altri esperti in giochi matematici. Ma nelle pagine di Malba Tahan c'è qualcosa in più. C'è il desiderio di comunicare il piacere di far matematica, di far scoprire la bellezza dei numeri, la loro "saggezza". Si potrebbe definire il Siddharta dei numeri. Se nel celebre romanzo di Hermann Hesse, è l'acqua del fiume a portare l'uomo sulla strada della saggezza, qui sono i numeri a portarlo verso l'infinito. Certo, una traduzione meno letterale e più poetica avrebbe favorito lo scorrere del racconto che risulta comunque affascinante.
"In una notte stellata, davanti ai nostri occhi stupiti - dice Beremiz Samir - le stelle formano una luminosa carovana che viaggia in un deserto infinito, dove sterminate nebulose e pianeti erranti seguono eterne leggi nelle profondità degli spazi e ci suggeriscono una nozione ben precisa" l'idea di numero".
E "la matematica - dice ancora - è una via sicura per sperimentare il potere del pensiero e la magica realtà dello spirito". Forte di questa convinzione, l'autore procede fra trabocchetti logici, diatribe aritmetiche e sfide matematiche che il giovane persiano supera senza difficoltà e sulle quali siamo invitati a misurare le nostre capacità.
A chi consigliare quest'aureo libretto? Al giovane annoiato dalla matematica scolastica e a quanti hanno poca simpatia per la scienza dei numeri, per scoprirne il fascino discreto.

Federico Peiretti

L'UOMO CHE SAPEVA CONTARE
Malba Tahan
Salani
pp. 190
L. 20 000