MATEMATICA E TEATRO… (19)

DALLE STALLE ALLE STELLE

di MARIA ROSA MENZIO

MateTeatro

Ho visto, a teatro, l’applauditissimo “Malato immaginario” di Moliere. L’apertura dell’opera è un divertente monologo, denso di operazioni aritmetiche, sull’esosità di certi medici, e dei loro amici farmacisti.
Sentiamo.

Tre e due cinque, e cinque fanno dieci, e dieci fanno venti. Tre e due cinque. «In più, a partire dal giorno ventiquattro, un clisterino infiltrante, propedeutico ed emolliente, per ammorbidire, umettare e rinfrescare l’ampolla intestinale del Signore.» Quel che mi piace nel dottor Olezzanti, il mio farmacista, è che nelle sue parcelle è sempre di un’estrema urbanità; «l’ampolla intestinale del Signore, trenta soldi». Sì, ma caro dottor Olezzanti, qui non si tratta solo di urbanità, bisogna anche essere ragionevoli e non spennare il malato.

 

C’è da ridere a crepapelle, fra l’ampolla e l’urbanità…

Trenta soldi un lavativo; grazie tante, ve l’ho già detto. Nelle altre parcelle me li avete messi venti soldi, e venti soldi nel linguaggio dei farmacisti vuol dire dieci soldi; eccoli qui, i dieci soldi.

 

Una divisione per due che molti consumatori, in tempi di crisi economica, potrebbero apprezzare.

Fractal
Fractal clistere – Maria Rosa Menzio

«Inoltre, dallo stesso giorno, un buon clistere detergente, composto di doppio catholicon, rabarbaro, miele rosato e altri
ingredienti, secondo prescrizione, per espurgare, lavare e pulire il basso ventre del Signore, trenta soldi.» Col vostro permesso, dieci soldi. «Inoltre, dallo stesso giorno, la sera, un giulebbe epatico, soporifero e sonnifero, appositamente composto per far dormire il Signore, trentacinque soldi.» Dieci, quindici, sedici, diciassette soldi e sei denari. «Inoltre, una buona medicina purgativa e corroborante, secondo la prescrizione del dottor La Squacquera, quattro lire.» Ah! dottor Olezzanti, bisogna saperci fare, coi malati. Non ve lo ha prescritto il dottor La Squacquera, di farmi pagare quattro franchi. Facciamo tre lire. «Inoltre, una pozione tonica e preventiva, cinque lire.» Andiamoci piano; se continuate di questo passo, chi vorrà più essere malato? accontentatevi di quattro franchi. Tre e due cinque, e cinque fanno dieci, e dieci fanno venti. Sessantatré lire, quattro soldi, sei denari. In questo mese ho preso uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto medicine; e uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci, undici e dodici lavativi; il mese scorso dodici medicine e venti lavativi. Non c’è da meravigliarsi se sto meno bene.

Fractal
Maria Rosa Menzio – Fractal Tulipano

Abbiamo letto tutta la prima parte, ed è un capolavoro.
Ora passiamo, come promesso, dalle stalle alle stelle.
Dalle stalle dell’“ampolla intestinale” (quanto mi ha divertita) alle stelle di un racconto d’amore.

E non mi dite che parlo solo per le ragazze: recenti studi indicano che i romanzi rosa sono letti in ugual modo da donne e uomini… non solo, ma a teatro, a vedere lo spettacolo, il pubblico in sala era per metà maschile. So che qualcuno obietterà: “gli uomini c’erano perché costretti dalle donne” ma non mi curo di certe insinuazioni…

Oltre il ghiaccio, ancora più indietro lungo la misura delle cose […] Al di là del plancton è l’unità zero […]

 

Il che non vuol dire molto, per un matematico: si pensa che l’unità sia sempre uno…

Euclide non ebbe sempre ragione. Presupponeva il parallelismo, nella continuità, fino alla fine delle cose; ma anche un’ipotesi non-euclidea è possibile,

 

Bravo Weller! Non male per uno scrittore!

là dove le rette convergono, molto più oltre. Un punto di fuga. L’illusione di convergenza. […]
E poi comincia la bizzarra danza a spirale, con un metro di misurazione tutto suo […] E lentamente l’uomo del ghiaccio precipita… dalla dimensione Z… dentro di lei.

I ponti di Madison County”  di Robert James Weller

Fractal
Maria Rosa Menzio – Fractal Girasoli

Che dire? Ho letto il libro, visto il film, vista l’opera teatrale. Nel libro si tenta di rendere comprensibile a tutti un paragone fra l’amore e il “punto di fuga” ove le rette convergono, con un linguaggio non del tutto rigoroso. Quest’uso della matematica non giova alla stessa ma è di grande impatto nel testo.

 

Si dice di una bella rosa finta: sembra vera, e di una bella rosa vera: sembra finta.
Di un’esistenza colma di avventure: roba da teatro.
Di uno spettacolo si può dire: sembra la vita…
In questo dramma, interpretato magistralmente da Paola Quattrini e Ray Lovelock, si traducano i sentimenti segreti di molti di noi, le speranze di un grande amore in cui la “danza a spirale” abbia finalmente una convergenza.
Paola Quattrini racconta di essersi emozionata durante le prove dello spettacolo “l’amore che viene rievocato in scena  dura formalmente quattro giorni ma in realtà è eterno. […] Non a caso Francesca dice a Robert ‘sei arrivato a cavallo di una stella cometa per atterrare nel cortile di casa mia’, a sottolineare l’incredulità e la magia di ciò che ha vissuto”.
Vado fuori tema (teatro e matematica) ma penso che la grande danza a spirale non capiti a tutti.
Se la vivete, siete fortunati.

 

Fra le opere di Maria Rosa Menzio:

  • 2005 "Spazio tempo numeri e stelle - Teatro e Scienza 1", Bollati Boringhieri,
  • 2005 "Maat e Talia" negli atti del Convegno Matematica e cultura 2005 - Springer Italia
  • 2007 "Tigri e Teoremi" Springer Italia
  • 2007 “Father Saccheri”, Springer Italia
  • 2007 on-line il testo “Omar”
  • 2008 on-line il testo “L’astronave”
  • 2009 on-line il testo “Mangiare il mondo”