MATEMATICA E TEATRO  (20)

PERCHE’ SCEGLIERE MATEMATICA?

MARIA ROSA MENZIO

Menzio

 

La Prof. Di Mate e una sua allieva.

Prof:   Dimmi tutto.
All:   Non so che cosa fare dopo il liceo. Se Mate o qualcosa di umanistico.
Prof:   In fondo, la Matematica è una materia umanistica, no?
All:   Non capisco.
Prof:   Tu sai cosa vuol dire “materia umanistica”?
All:   Non è l’opposto di “materia scientifica”?
Prof:   Letteratura, filosofia, pittura eccetera si chiamano umanistiche perché parlano dell’essere umano, di come funziona la sua percezione del bello. Che emozioni ha… insomma perché sono materie “soggettive”.  Scientifico invece pare essere (e lo dico apposta al singolare) ciò che è sicuro, oggettivo, incontrovertibile… matematico. 
All:   Ma allora non è come dice lei!
MenzioProf:   Parliamo della “Scienza”, e con scienza voglio dire ciò che i ricercatori intendono come tale, cioè una teoria sul mondo, ma a ben guardare questa definizione si morde la coda, e non solo quella. La cosiddetta scienza dicevo è tutt’altro che sicura, come dicono i filosofi del XX secolo, a partire da Popper, Kuhn, Lakatos, Quine, Feyerabend e compagnia bella.
All:   Quindi la scienza è un’opinione. Va soggetta a mode.
Prof:   Esatto. Come l’arte di abbigliarsi, né più né meno. Sole che gira attorno alla Terra oppure Terra che gira attorno al Sole? Oppure tutto immerso in una materia prima strana a quattro dimensioni dove tempo e spazio sono mischiati?
All:   Chi ha ragione?
Prof:   Ma esiste una “ragione” in questo campo? O forse il Sole girava intorno alla Terra finché Keplero non ha pensato diversamente e allora si è messo al centro (si fa per dire, in un fuoco dell’ellisse in verità) e poi è arrivato Einstein che ha mandato tutto a carte quarantotto facendo secchi spazio e tempo assoluti.
All:   Lei scherza, ovviamente.
Prof:   Non tanto.
All:   Ma la matematica umanistica?
Prof:   Beh, a inizio secolo scorso c’era ancora chi pensava che la matematica fosse una sola, data una volta per tutte, e la sua conoscenza procedesse per accumulazione. Ma non è così.

Menzio

All:   Davvero?
Prof:   Spiego meglio: al centro del sapere matematico vi sono delle cose incontrovertibili, certe, ma ai confini, ai bordi di questo bell’edificio qualcosa non funziona, non si può dimostrare tutto e allora l’edificio non è andato a gambe all’aria ma quasi. Una volta si facevano i complimenti a un matematico quando dimostrava qualcosa, un teorema magari, ma nella prima metà del secolo scorso gli applausi sono andati a un matematico, Godel, che ha dimostrato che c’è qualcosa di impossibile da dimostrare.
All:   Insomma, tutti contenti quando le cose non si possono fare. Matematica del divieto, dei carabinieri. C’è pure un teorema, in analisi, che si chiama così. Ma è vecchio stile, dimostra qualcosa.
Prof:   Tu non sai quanto danneggiamo i giovani con la vecchia distinzione fra le “due culture”. Svanisce la bella completezza rinascimentale.
All:   Per sempre? Non la possiamo ritrovare?
Prof:   Qualcosa si sta facendo. Libri di letteratura che parlano di Scienza (Carlo Sgorlon, E. L. Doctorow, Jostein Gaarder, Peter Hoeg) e libri di Scienza che parlano di letteratura o di arte (Michele Emmer, Giulio Giorello per fare solo pochi esempi, ma ce ne sarebbero molti). 
All:   C’è qualche libro che mi consiglia di leggere?
Prof:   “La storia dei sogni danesi” di Peter Hoeg, in cui c’è un castello dove il tempo s’è fermato, parecchi secoli fa. O “Il processo di Tolosa” di Carlo Sgorlon. L’autore fa dire ad Alexis, un personaggio  “Questo nominalismo della materia, scoperto inaspettatamente, lo vendicava di quello medioevale, che aveva distrutto la sostanzialità del mondo spirituale e ne aveva negato la dimensione. Da allora era cominciato lo “spaccio della bestia trionfante”, la metafisica materialistica, che percorreva il mondo intiero, pestando i suoi zoccoli taurini sulla terra battuta delle strade, come fa il toro nero nell’arena. Ma adesso, ecco, accadeva che la parola “Materia” era un puro nome. “Protone” era solo una parola. “Gravità” era soltanto un insieme di vocali e consonanti. Nuclei ed elettroni erano flatus vocis: nessuno li aveva visti.” 
All:   Basta citazioni. Mi dica, devo fare altre letture?
Prof:   “Lo spettro e il libertino” di Giulio Giorello, il cui sottotitolo dice “Teologia, matematica e libero pensiero” dove ogni capitolo è arricchito dalla citazione di una battuta del “Don Giovanni” di Mozart. Si parla del Doctor Faustus di Marlowe, della disputa astronomica del ‘500, dell’etimologia della parola “Diavolo”… Si citano filosofi come Berkeley ed altri e si dice che “per gli idealisti la matematica è interamente confronto di idee e quindi non richiede un mondo esterno”: quindi ci si svincola dalla giustificazione fisica del Calcolo che avevano i matematici newtoniani.

Menzio

All:   Non mi ha detto perché la matematica è una materia umanistica. Ma forse ci arrivo da sola. Tirando le somme, è una costruzione della mente, cui la fisica, che è una scienza, invece, arriva dopo, con i suoi esperimenti. Ma va bene così, ho già la testa imbottita di troppe nozioni. Un’altra cosa, però, volevo dirle. Ieri ho ascoltato mentre parlava con una sua collega. Diceva una parola strana, che mi ha fatto ridere.
Prof:   Cioè?
All:   Parlava del grossone, mi sembra…
Prof:   Ah, sì, il grossone. Utilissima invenzione per trattare l’infinito alla stregua di un numero.
All:   Ma cosa sarebbe ‘sto grossone, insomma?
Prof:   Un numero. Il numero più grande che tu puoi immaginare.
All:   Miliardi?
Prof:   No, più grande.
All:   Miliardi di miliardi?
Prof:   Più grande ancora.
All:   Non so. Se gliene dico uno, lei mi aggiunge qualcosa e mi frega.
Prof:   Appunto. Non lo devi dire. Sai solo che è maggiore di qualunque numero tu possa inventarti.
All: Ma qual è il vantaggio, rispetto al solito infinito, l’otto rovesciato?
Prof: Se il grossone lo definiamo così, allora quanti numeri pari ci sono?
All: Non so, un grossone?
Prof: No, un grossone fratto due, perché elimini i dispari che sono altrettanti. E poi, se il grossone è un numero, un grossone elevato a zero fa uno.
All: E non indeterminato! Ho capito!
Prof: Brava. E uno elevato a grossone?
All: Fa ancora uno!
Prof: Vedi che non è difficile!
All: Carino! E vai col grossone!!!!!!


Menzio

 

Fra le opere di Maria Rosa Menzio

  • 2005 "Spazio, tempo, numeri e stelle - Teatro e Scienza 1",
  • Bollati Boringhieri,
  • 2005 "Maat e Talia" atti Convegno Matematica e cultura - Springer
  • 2007 "Tigri e Teoremi" Springer Italia
  • 2007 “Father Saccheri”, Springer Italia
  • 2007 on-line il testo “Omar”
  • 2008 on-line il testo “L’astronave”
  • 2009, on-line il testo “Mangiare il mondo”