MARIA ROSA MENZIO

MATEMATICA e … teatro (2)

Diceva Charles Snow nel saggio “Le due culture”, del 1959, che fin dall’inizio l’espressione “le due culture” aveva suscitato protesta. Erano state mosse obiezioni alla parola “cultura” … altre obiezioni erano state sollevate, con ragioni molto più sostanziali, per quanto concerneva il numero due. (Nessuno … aveva ancora avuto da ridire sull’articolo determinativo)
Maschera in terracotta di Dioniso, II sec. a. C.
Museo del Louvre, Parigi



Parliamo dell’intersezione tra le materie umanistiche e quelle scientifiche, usando lo strumento teatrale. Un’idea dell’incipit a questo argomento ci è venuta rileggendo il “Faust” di Goethe, ultima versione. Come è noto, è una grandiosa opera teatrale in versi, tanto poderosa che la sua messinscena richiederebbe, da parte degli spettatori, un ascolto di un’intera giornata.

Ebbene, a un certo momento il protagonista chiede a Mefistofele di fargli apparire Elena, l’eroina del mondo classico.
Mefistofele risponde che è difficilissimo, quasi impossibile, eppure… un mezzo c’è. Le Madri. “Auguste dee troneggiano in solitudine; l’eterno le circonda senza luogo né tempo… Formazione, trasformazione, eterno giuoco dell’eterno pensiero, intorno ad esse aleggiano le immagini di tutte le creature. Attorno al loro capo aleggiano le immagini della vita”
Le Madri: le matrici delle forme pure dell’essere.

Ma andiamo un pochino più avanti nel tempo. E’ del 1943 il poco conosciuto e bellissimo capolavoro di Herman Hesse “Glasperlenspiel” cioè “Il gioco delle perle di vetro”.
Questo libro tratta di un gioco esoterico, che comprende matematica, musica, filologia, letteratura, sintassi, teatro, storia… tutte le branche dello scibile umano. Ogni mossa è una specie di geroglifico scacchistico del sapere e lo svolgimento di ogni gioco aggiunge qualcosa al variegato reticolo delle intersezioni fra cultura classica e cultura scientifica.
Il gioco delle perle di vetro parla cioè delle matrici comuni del pensiero.

Figurine in terracotta di attori greci, II sec. a. C.
Museo del Louvre, Parigi

Facciamo ora un paragone piuttosto ardito fra un triangolo e un dramma parigino

Ecco il triangolo impossibile di Penrose

Mi piacerebbe paragonarlo al
Dramma davvero parigino” di Alphonse Allais, autore francese della fine del diciannovesimo secolo, veramente originale e in anticipo sui tempi.
Leggiamo i brani salienti del testo, di cui ho fatto un riassunto lasciando però inalterati i passi più importanti.

Alphonse Allais, autoritratto

All’epoca in cui questa storia incomincia, Raoul e Marguerite erano sposati da circa cinque mesi. Matrimonio d’amore, s’intende.
Una bella sera, Raoul, udendo Marguerite cantare una delicata romanza, […] aveva giurato a se stesso che la divina Marguerite non sarebbe appartenuta ad altri che a lui. Il ménage sarebbe stato dei più felici, senza il terribile carattere dei coniugi. Per un sì, per un no, paffete! un piatto in cocci, un ceffone, un calcio. A quei barbari suoni, Amore fuggia desolato, aspettando in un angolo del parco l’ora sempre imminente della riconciliazione. Allora, erano baci innumerevoli, carezze a mai finire, tenere, esperte, ardori d’inferno. Da credere che i due piccioncini litigassero a bella posta per aver l’occasione di rappattumarsi. […]
Un giorno, però, fu più grave del solito. O, meglio, una sera. Erano andati a teatro, dove si dava L’Infedele. <Quando ne avrai abbastanza di guardare Grosclaude, fammi un fischio, digrignò Raoul.> <E tu, vituperò Marguerite, quando conoscerai Mademoiselle Moreno a memoria, passami il binocolo> Così inaugurata, la conversazione non poteva che concludersi con le più deplorevoli violenze reciproche. Nel coupé che li riconduceva a casa, Marguerite si prese il gusto di raschiare l’amor proprio di Raoul come un vecchio mandolino scordato. Non appena rientrati, i due belligeranti occuparono le loro rispettive postazioni. La mano levata, gli occhi di ghiaccio, i baffi irti come quelli di un gatto furioso, Raoul marciò su Marguerite. La poverina scappò, furtiva e rapida, come fa la cerbiatta nel profondo del bosco. Raoul era sul punto d’acchiapparla. Allora, il lampo di genio della suprema angoscia folgorò il cervellino di Marguerite. Voltandosi bruscamente, si gettò nelle braccia di Raoul, esclamando: <Ti prego, mio piccolo Raoul, difendimi tu!> […]

Attore comico, 350 a. C.
Museo del Louvre, Parigi

Un mattino, Raoul ricevette il biglietto seguente: Se volete vedere vostra moglie che si dà al bel tempo, andate giovedì al ballo degli Incoerenti, al Moulin-Rouge. Ella sarà mascherata da Piroga Congolese. A buon intenditor… Un amico. Quella mattina stessa, Marguerite riceveva il seguente biglietto: Se volete vedere vostro marito che si dà al bel tempo, andate giovedì al ballo degli Incoerenti, al Moulin-Rouge. Egli sarà mascherato da Templare fin de siècle. A buona intenditrice… Un’amica.

I messaggi non caddero nell’orecchio di due sordi. Dissimulando mirabilmente i loro piani, quando il giorno fatale fu giunto: <Mia cara, fece Raoul con aria innocente, sarò costretto a lasciarvi fino a domani. Affari urgenti mi chiamano a Dunkerque> <Che combinazione! rispose Marguerite, deliziosamente candida. Ho appena ricevuto un telegramma della zia Aspasia che sta poco bene e mi vuole al suo capezzale>. […]
Le cronache mondane del Diavolo Zoppo sono state unanimi nel dichiarare che il ballo degli Incoerenti raggiunse quest’anno un fulgore non consueto. Una gran quantità di spalle e gambe a bizzeffe, senza contare gli annessi e connessi. Due degli astanti sembravano non prendere parte alla follia generale: un cavaliere Templare fin de siècle e una Piroga Congolese, entrambi ermeticamente mascherati. Allo scoccar delle tre, il Templare avvicinò la Piroga, e la invitò a cenare con lui. Per tutta risposta, la Piroga appoggiò la sua piccola mano sul vigoroso braccio del Templare, e la coppia si appartò. […]

Terracotta di giovane donna con masschere, 300 a. C.
Museo del Louvre, Parigi

<Lasciateci un istante – fece il Templare al cameriere del ristorante. – Sceglieremo il menù e poi suoneremo> Il cameriere si ritirò e il Templare chiuse accuratamente a chiave la porta del camerino.
Poi, con movimento brusco, dopo essersi sbarazzato dell’elmo, strappò la mascherina alla Piroga.
Lanciarono entrambi un grido di stupore.
Lui, non era Raoul.
Lei, non era Marguerite.
Si presentarono reciproche scuse e non tardarono a stringere amicizia, col favore d’una cenetta che non sto a raccontarvi. […]
La piccola disavventura servì di lezione a Raoul e Marguerite. A partire da quel momento, essi non bisticciarono mai più e vissero perfettamente felici e contenti. Non hanno ancora bambini, ma verranno, vedrete, verranno.

Come si spiega la faccenda?
Di solito si cerca di dare una veste logica al dramma, parlando di una coppia “estranea” che si sovrappone a quella di partenza… ma la cosa non è logicamente possibile, vista la conclusione.

In realtà il lettore pensa a un mondo A dove Raoul e Margherita si tradiscono a vicenda. Poi scopre che le due maschere non si conoscono, non sono lui e lei, dunque lo scrittore parla di un altro mondo, un mondo B. Poi però imbroglia le carte e dice che “tutto questo serve da esempio”, dunque torna al mondo A. E il lettore è giustamente disorientato.
In “Lector in fabula” Umberto Eco suggerisce che il lettore ha prodotto dei mondi impossibili con le proprie aspettative, e ha scoperto che questi mondi sono inaccessibili al mondo del racconto. Ma il racconto, dopo aver giudicato questi mondi inaccessibili, se ne riappropria. Come? Dice Eco: non certo ricostruendo un mondo con proprietà contraddittorie. Semplicemente lascia pensare che questi mondi inaccessibili potrebbero essere in mutuo contatto.

Io penso invece che questo dramma sia una scrittura sulle aspettative del lettore. Chi legge immagina sempre di avere a che fare con un mondo inventato ma ordinato, non contraddittorio, senza rompicapi impossibili. Ebbene, Alphonse Allais rompe con questa tradizione e ironizza sulle certezze del lettore. L’autore si mette in disparte a osservare sorridendo le reazioni dello spettatore. “E’ impossibile!” sente dire. Oppure “Come va questa faccenda?”

Terracotta di attori comici, I e II sec. a. C., British Museum, Londra

Ebbene, sono le stasse reazioni di chi vede il triangolo impossibile di Penrose. Si cerca di collocarlo in uno spazio tridimensionale e non vi si riesce. Mentre chi gliel’ha proposto se ne sta lì, in disparte, a osservare le sue impressioni e la reazione di rifiuto.
Chi di voi conosce il Teorema di Godel sa che l’impressione iniziale è un’emozione identica, una negazione, uno sconcerto…