A beautiful mind, a bad film

Il giudizio del cinefilo, che è stato tra i fondatori dell'Associazione dei cinema d'essai e che ha diretto per dieci anni la programmazione delle dieci sale d'essai di Torino, coincide con quello del matematico, o meglio dell'insegnante di matematica: A beatiful mind, è un brutto film. Questo naturalmente è soltanto un giudizio personale, da mettere in discussione e verificare con amici di buona volontà.
Il regista, Ron Howard, noto per la sua grande interpretazione di … Happy days, dov'era Richie Cunningham, l'amico di Fonzie, ha diretto in precedenza film mediocri come Cocoon, Apollo 13 o Il Grinch. A beatiful mind è una convenzionale storia hollywoodiana, il classico film-con-malato e con il grande amore che vince tutto, anche la schizofrenia. Vedendo questo film, vengono in mente le riflessioni di Rossellini quando, negli ultimi anni della sua carriera, abbandonò il cinema per la televisione, dichiarando che il cinema era rimasto, nella sua essenza, uno spettacolo da baraccone, da fiera di paese. "Si può fare un bel film che nello stesso tempo è una stupidaggine? - ha scritto Tullio Kezich sul Corriere della sera - nei remoti anni '30, prima che se ne impadronissero gli intellettuali, il cinema era proprio quel fenomeno ingenuo e furbo che ritroviamo in A beautiful mind , dove la storia vera diventa romanzo d'appendice". Russell Crowe (sicuramente migliore nel Gladiatore, un film costruito soltanto per "fare spettacolo", senza altre pretese) riesce a dare un'interpretazione convincente di John Nash dai 19 ai 66 anni e sono stati ben quattro gli Oscar vinti da A beatiful mind, i più importanti sono quelli per il miglior film e per la regia, ma questo non significa che sia un bel film, gli Oscar sono soltanto premi commerciali, che hanno sempre premiato lo spettacolo, ad esempio Ben Hur, Rocky o Il padrino, e non l'arte. "Quello dell'Oscar - afferma Robert Altman, che ha vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura, con il suo ultimo film Gosford Park - è un giro d'affari, e io non gioco a questi giochi, sono cose che non mi interessano". La vittoria comunque si poteva anche prevedere, il film di Ron Howard infatti è "campione d'incasso" e tra i premi Oscar, in questo genere che è stato battezzato "film-con-malato" ci sono illustri precedenti, come Rain man, Forrest Gump e Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Chi ha letto il bel libro di Sylvia Nasar Il genio dei numeri - Storia di John Nash, matematico e folle, Rizzoli, o conosce comunque qualcosa della vita e del lavoro di Nash (Lucchetti presenta in queste pagine web una bella sintesi del suo lavoro matematico) ha modo di valutare l'ipocrisia hollywoodiana nella costruzione del racconto e nelle scelte effettuate, con l'esclusione di tanti episodi significativi ma scomodi della sua vita. Certo, si dirà, questo è cinema e chi racconta a tutti i diritti di costruire la storia cinematografica come meglio crede, senza preoccuparsi dei riferimenti reali. Se viene nascosta però l'omosessualità di Nash, la sua storia con un'amante dalla quale ebbe un figlio naturale mai riconosciuto, il divorzio dalla moglie nel periodo della malattia (i due si sono risposati soltanto recentemente) e il figlio schizofrenico, si capisce quali siano i limiti del film di Howard.
E la matematica? Dobbiamo dire che sicuramente né il regista né l'interprete l'amano molto. Come ha dichiarato Russell Crowe in una recente intervista - "Io e la matematica non siamo buoni compagni. A scuola avevo un insegnante ungherese che era bravissimo ma non parlava inglese e così durante l'ora di matematica facevo i compiti di storia e non ci ho più pensato. Non sono affatto un matematico, ho tentato di leggere il lavoro di Nash, ma per me è incomprensibile. Ogni tanto gioco a scacchi, ma in genere una bambina di sei anni non ci mette niente a vincere con me. Forse è colpa di tutti quei numeri che mi erano sempre di fronte se durante le riprese del film soffrivo di insonnia, dormivo solo nei weekend. Facevo dei sogni terribili, e gli incubi sono ritornati da quando ho cominciato a fare interviste per questo film".
E l'insegnante si chiede ancora: A beautiful mind convincerà qualche giovane in più a studiare matematica oppure a sceglierla come professione? Pensiamo proprio di no. "Fossi matto a studiare tutti quei numeri, mi sa che fanno male alla salute!", penserà piuttosto. Nash che scrive sulle vetrate del college le sue formule, che gira insicuro tra viali e corridoi e che, alla fine, vittima della schizofrenia, cerca di sfuggire ai fantasmi della sua follia che lo inseguono in stile Gostbuster, non offrono certo un bel ritratto del matematico. E allora ammettiamolo, A beautiful mind è proprio un brutto film che non rende un buon servizio alla matematica. Meglio il vecchio, disneyano Paperino e l'aritmetica!
Peccato, un'occasione mancata. Nash meritava qualcosa di meglio, un personaggio così straordinario, ricco di sentimenti e di emozioni, con una vita ben più complessa di quella presentata nel comodo stereotipo hollywoodiano.
Chiudiamo con un esempio di contraddizione tra la vita reale di Nash e la fantasia di un regista, attento soltanto a non uscire dai più collaudati moduli commerciali. Il discorso tenuto da Nash alla cerimonia della consegna dei Nobel. Nel film Nash dichiara pubblicamente tutto il suo amore e la sua gratitudine per la compagna della sua vita e sventola commosso il fazzoletto che il suo grande amore gli aveva offerto al primo incontro, guadagnandosi così la standing ovation (oggi la forma più ipocrita di pubblico plauso) e la lacrimuccia dello spettatore. In realtà, in quell'occasione, Nash pronunciò un discorso molto più sofferto e sicuramente più provocatorio di quello cinematografico: "Così sembra che oggi il mio pensiero sia di nuovo razionale - disse fra l'altro - simile a quello degli altri scienziati. Non è però motivo di gioia il ritorno dall'infermità alla buona salute fisica. La razionalità del pensiero impone infatti un limite all'idea di rapporto che una persona ha con il cosmo. Per esempio, chi non è un seguace di Zaratustra, potrebbe pensare a Zaratustra semplicemente come a un pazzo che ha convinto milioni di seguaci ingenui ad adottare il culto dell'adorazione del fuoco. Ma senza la sua "follia" Zaratustra sarebbe stato soltanto uno dei milioni o miliardi di individui che sono vissuti per essere dimenticati".

Federico Peiretti


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