Intervista all'autore

Mauro Comoglio intervista

Anna Cerasoli

autrice di
I magnifici dieci e La sorpresa dei numeri

 

Autobiografia

Dopo un periodo trascorso come borsista CNR, a Pisa, ho lasciato la ricerca (ottimizzazioni di piani di trattamento radioterapici) per l’insegnamento, mia vera passione. Sono di natura curiosa e socievole perciò questo mestiere mi è congeniale.
Ho insegnato per trenta anni, di cui dieci nella scuola media e i rimanenti nella secondaria superiore.
Collaborando con mio fratello Mauro, ho scritto vari manuali di matematica per la casa editrice Zanichelli e per lo stesso editore sono stata anche coautrice di un manuale di BASIC.
In questi ultimi anni, con “I magnifici dieci”e “La sorpresa dei numeri”, editi da Sperling & Kupfer, mi sono avvicinata alla divulgazione che, tuttora, mi impegna in scritti e incontri con studenti e insegnanti.
Attualmente sono stata incaricata come docente nel Master di “Didattica della Matematica e della Informatica” promosso dalla Facoltà di Scienze della Formazione della Università Roma Tre.

Anna Cerasoli, I magnifici dieci, Sperling & Kupfer, pp. 192, € 12,00 Anna Cerasoli, La sorpresa dei numeri, Sperling & Kupfer, pp. 168, € 12,0

L’intervista

Cara Professoressa, innanzitutto, grazie per aver accettato il nostro invito! Per venire in media res vorrei chiederle a chi si rivolgono i due libri che lei ha scritto e che le hanno dato così tante soddisfazioni?

  • Sono io a ringraziarla per l’opportunità che mi offre di esprimere quanto penso circa la grave situazione degli studenti italiani in matematica.

Perché, ad un certo punto della propria vita, un professionista dell’insegnamento quale lei è, sente il bisogno di rivolgersi ad un pubblico più ampio?

  • I libri si rivolgono sostanzialmente a due tipi di lettore: da un lato i ragazzi (dalla quinta elementare in su) che possono ritrovare nel protagonista una loro immagine recente e stimoli di apprendimento; dall’altra, quegli adulti che sono usciti dalla scuola con una forte frustrazione, avendo incontrato una matematica che è servita soltanto a farli dubitare della loro intelligenza.
  • E’ proprio pensando a questi ultimi (e così rispondo alla sua seconda domanda) che ho iniziato a scrivere ‘I magnifici dieci’. Infatti, mi capitava spesso di conoscere persone che, appena sapevano della mia professione, mi confessavano l’inconfessabile: “non ho mai capito a cosa servono le espressioni …” oppure “per mesi e mesi ho studiato la trigonometria ma ora non ne ricordo nemmeno un po’ e, per giunta, non saprei nemmeno quando va usata …” o ancora “di matematica so fare solo le percentuali, ma le ho imparate al di fuori della scuola …” Queste occasioni mancate mi hanno sempre suscitato un grande rammarico. Mi dicevo e mi dico: è possibile che proprio la scuola, l’organismo che dovrebbe appassionare alla materia, è la principale responsabile di tanti fallimenti individuali? Anzi, collettivi! Così, ho pensato di presentare alcuni concetti di base in modo lieve e che suscitasse curiosità. Ho scelto un nonno che in modo semplice racconta la matematica al nipotino traendo spunti dalla vita quotidiana.

Sottoscriverebbe l’affermazione secondo la quale i primi divulgatori della Matematica debbano essere le migliaia di docenti che lavorano nella scuola?

  • Sì, credo che un buon insegnante dovrebbe essere prima di tutto un buon divulgatore: in questo modo riuscirebbe a raggiungere l’enorme numero di studenti che non diventeranno dottori in matematica (gli iscritti a Matematica sono, quest’anno, soltanto 1880). Poi, una volta appassionata la classe, avrebbe gioco facile a trasmettere la parte puramente disciplinare, il rigore del pensiero matematico, a quei rari studenti che approfondiranno la materia.

Restando su quella che i media definiscono la scottante attualità, che cosa ne pensa della pubblicazione del rapporto Pisa 2004 che colloca le abilità e conoscenze matematiche degli studenti italiani agli ultimi posti tra i paesi industrializzati?

  • Da anni la situazione degli studenti italiani circa la matematica è grave, e con tendenza al peggioramento. Già nel 2001 era noto, da una statistica UNICEF, che il 45% dei nostri quindicenni ne ignorava i concetti di base. Niente è stato fatto per invertire questa tendenza. Ed oggi, per quale ragionevole motivo dovremmo aspettarci un cambiamento se si continuano a seviziare gli studenti con espressioni a due o più piani, scomposizioni di improbabili polinomi, studi di funzioni inesistenti nella realtà? E senza mai proporre un qualche problema concreto, un quesito stimolante dove applicare le aride formule! Gli allievi, quindi, si sottraggono allo studio di temi astratti, faticosi e per giunta inutili. Una semplice calcolatrice grafico-simbolica è in grado di eseguire la totalità dei calcoli e dei grafici del programma di matematica. Quello che la calcolatrice o il computer non sanno fare è la risoluzione di problemi!

Come ha scelto i temi da trattare ne I magnifici dieci e ne La sorpresa dei numeri? In quale misura la aiutata la sua esperienza, che credo lunga, nella scuola?

  • I temi presentati ne “I magnifici dieci” sono stati scelti per illustrare concetti di base come il sistema di numerazione, o per abbattere un qualche spauracchio come le espressioni o perché sono una novità quale i frattali. Si tratta di una matematica, per così dire, orecchiabile, di cui si è comunque sentito parlare. Nella “Sorpresa dei numeri”, se si esclude il primo capito in cui è la sorella a raccontare della matematica modulare, vengono presentati tre temi: un po’ di calcolo combinatorio, la logica e i circuiti, la statistica. Li ho scelti perché li trovo interessanti e perché si prestano a mostrare la ricerca di modelli che accomunano situazioni apparentemente diverse: aspetto creativo e vero compito del matematico.

Mi consenta una domanda marzulliana! Se fosse Ministro della Istruzione – ora non più pubblica … - che cosa farebbe per potenziare lo studio delle scienze e della Matematica in Italia?

  • Se fossi il Ministro dell’Istruzione curerei molto la Scuola Pubblica ammodernando i programmi, introducendo l’uso delle nuove tecnologie in classe e negli esami di stato, aggiornando gli insegnanti sulle cui spalle non va assolutamente lasciato il peso dell’autoaggiornamento. Tutto questo al più presto.

Che cosa ne pensa della divulgazione scientifica, oggi, nel nostro Paese

  • Da qualche parte ho letto che, nel nostro Paese, soltanto il 7% delle pubblicazioni sono di carattere scientifico (compresa la scolastica). Mi sembra proprio poco! Non ho dati circa la divulgazione scientifica con mezzi non cartacei ma, dal mio punto di osservazione, la vedo altrettanto carente.

Quando vedremo la pubblicazione della sua prossima fatica?

  • Sì, sto scrivendo altri “assaggi di matematica” che dovrebbero essere pubblicati l’anno venturo. Negli ultimi tempi mi piace una nuova forma di divulgazione che coniuga la potenza dei mezzi informatici all’efficacia del contatto umano. Mi invitano in scuole o biblioteche e, senza fatica, con un computer portatile ed un videoproiettore, utilizzando programmi come Power Point e TI InterActive, organizzo presentazioni adatte all’uditorio, grazie a semplici operazioni di ‘regia’. E’ un metodo che consiglio vivamente agli insegnanti.
  • Oggi la Matematica, come ha già detto qualcuno, è il carburante che fa muovere le macchine e quindi la società. Il computer, il semplice telefono cellulare, internet … esistono grazie alla sue formule. Si tratta quindi di un importante strumento di comprensione della realtà e di padronanza dei mutamenti in seno alla società. Per questo mi iscriverei a Matematica, per essere un protagonista dei nuovi cambiamenti.

Ho posto la stessa domanda ad un accademico – il Professor Citrini – ed ora la giro a lei: un buon motivo perché uno studente decida di iscriversi a Matematica.

  • Non mi iscriverei a Matematica, se avessi una grande passione per qualche altra forma di conoscenza. Per esempio quella dell’arte, della musica, della biologia… Perché penso che la grande passione è un motore formidabile che ci può portare dove vogliamo. Aggiungo, però, che anche in questo caso non trascurerei di conoscere almeno gli aspetti più elementari del linguaggio matematico.