Denis Guedj, autore del romanzo matematico Il teorema del Pappagallo, è sempre meno matematico e sempre più romanziere. Prevalgono in lui ambizioni letterarie e cinematografiche. D’altra parte, apertamente confessate, ad esempio, nel prologo del Meridiano, un suo romanzo di alcuni anni fa, in cui dichiarava che tutto era nato dall’idea di fare un film sulla storia della misura del metro, di cui il Meridiano era la sceneggiatura. Un film mai realizzato, per problemi di salute dell’aspirante regista. E ora Guedj ci riprova, con una storia ancora più affascinante: le avventure di un uomo che, più di duemila anni fa, volle misurare la Terra. Il titolo: perché La chioma di Berenice? Narra la leggenda che la regina Berenice, moglie di Tolomeo III Evergete, offrì la sua splendida capigliatura agli dei in cambio della salvezza del marito, impegnato in una lunga guerra contro la Siria. E la chioma, salita in cielo, divenne una nuova costellazione, posta tra la Vergine e il Leone, battezzata appunto la Chioma di Berenice.
Eratostene(circa 276-196 a. C.), il grande scienziato greco, uno dei protagonisti del romanzo, avrebbe avuto una storia d’amore, insinua Guedj, con la regina Berenice. Di lui, gli studenti conoscono il celebre “Crivello”, che compare in tutti i libri di scuola come strumento per la determinazione dei numeri primi. Ma molti altri sono i suoi meriti in matematica, in astronomia e come poeta. Eratostene è anche l’autore di una delle prime carte geografiche del mondo abitato, dell’oikoumene, e l’inventore del mesolabio, uno strumento che consente di trovare meccanicamente le medie proporzionali fra due segmenti.
La sua impresa leggendaria rimane comunque la misura del meridiano terrestre. Impresa che è lo spunto del racconto di Guedj, ma il lettore non cerchi nel libro un percorso matematico, come ci si potrebbe attendere da un docente di Matematica e Storia della Scienza dell’università Paris VIII. Fin dalla prima scena, una taverna che ricorda quella di Guerre Stellari, si capisce che i suoi interessi sono altri. Obolo, il nano che piroetta da un tavolo all’altro, catapultandosi illeso in un groviglio di lame, tra gli incitamenti di ambigui personaggi, ladri, truffatori e avventurieri simili agli extraterrestri della taverna che ricordavamo, più che al popolo del Nilo, sarà il vero protagonista del racconto, accanto a Tolomeo IV, Filopatore. E Guedj si perde negli intrighi di corte, nella descrizione piuttosto convenzionale di un ambiente che preannuncia la decadenza dei Tolomei. Ma non è storia e non è romanzo, troppo piatta essendo la sua prosa. E’ soltanto sceneggiatura di un film che chissà mai se verrà realizzato. Un film in costume, certo costoso per i molti ambienti che dovrebbero essere ricostruiti e per le grandi masse che dovrebbe mettere in movimento. Forse ci vorrebbe George Lucas per fare un nuovo, divertente, “Guerre Stellari” del mondo antico. O un regista più raffinato, che sappia mettere in risalto il racconto appassionante della misura della Terra e i drammatici rapporti dello scienziato con il faraone. In questo caso risalterebbe il ruolo del “bematista”, com’era chiamato dagli antichi Greci il misuratore delle distanze mediante il passo. Al bematista, scelto da Eratostene, toccò il compito di misurare la distanza, lungo il Nilo, fra Alessandria e Siene, l’attuale Assuan. Si chiamava Betone ed era il pronipote del bematista che aveva accompagnato Alessandro Magno nelle sue campagne, misurando i territori conquistati con il suo passo preciso e regolare. Da questa misura di un arco di meridiano, Eratostene fu in grado di risalire alla misura dell’intera circonferenza terrestre: circa 39.600 chilometri, con un errore di poche centinaia di chilometri rispetto alla misura attuale, calcolata in 40.000,07 chilometri.
Guedj, buon divulgatore, poteva scrivere una appassionante storia matematica. Peccato: un’occasione mancata.

Federico Peiretti, LA STAMPA, 15/11/03