Editoriale

A cura della Redazione

  
DOI:10.30682/aa1902introITA
 

La cultura architettonica sulle Alpi sembra aver sviluppato negli ultimi anni una particolare sensibilità sul tema del riuso e della valorizzazione del patrimonio, maturando un approccio non ideologicamente conservativo che – sommato ad un’azione di “tutela critica” – introduce nuove modalità di manipolazione consapevole degli oggetti trasformabili. Questo numero esplora le possibilità del progetto di architettura nell’operare una sintesi intenzionalmente non risolta e volutamente tensionale tra dimensione storica e contemporanea, attraverso un processo di risignificazione del patrimonio. Attraverso alcuni saggi di natura teorica, una rassegna di architetture di eccellenza, ed infine alcune esperienze parallele legate al mondo dell’arte e della fotografia, si è qui cercato di esplorare i differenti modi con cui il progetto contemporaneo si misura con il patrimonio costruito esistente. L’obiettivo è mettere a fuoco come esso consenta di integrare storia e contemporaneità, con esiti che sovente travalicano queste due componenti di partenza. In particolare, le architetture presentate mostrano come la dimensione storica ma al contempo attuale dei manufatti sia compresente in una sintesi stratificata, diacronica e profondamente intrecciata. Ecco dunque schiudersi nuovi e originali percorsi di ricerca progettuale che vanno oltre la sclerotizzazione valoriale dell’esistente, e travalicando anche la retorica della contrapposizione antico/nuovo che ha guidato buona parte degli interventi sull’esistente dei decenni precedenti. Un’attitudine che, nel perseguire l’integrazione di nuove esigenze e funzioni, lavora sullo scarto, sul rovesciamento di senso, sulla reinvenzione semantica, sull’innesto, superando un approccio meramente patrimonializzante per entrare invece in una dimensione fondata sull’idea di riuso e al contempo risignificazione. Questo grazie al ricorso a dispositivi e pratiche interpretative e metonimiche che sovente sembrano pervenire dal mondo della ricerca artistica. Si vuole dunque porre l’accento sull’interazione tra il “prima” ed il “dopo” nella misura in cui questa tensione genera un’architettura terza che li contiene entrambi, ponendosi nel solco della profondità storica dei processi insediativi alpini, ma al contempo rispondendo alle attuali esigenze di rigenerazione e di nuova abitabilità del territorio. Per riuscire a comprendere la natura di questa nuova cultura del riuso è però necessario indagare la materialità delle pratiche, degli atti costruiti, delle tecniche compositive e costruttive, delle differenti figurazioni ottenute: elementi che costituiscono il centro tematico e concettuale di questo numero.